Alcaraz a Shanghai: turno per turno verso il titolo

Carlos Alcaraz entra al Qi Zhong come numero 2 del seeding, con il bye del primo turno che il tabellone da 96 garantisce a tutte le 32 teste di serie e con un regalo che pesa più del bye: Alexander Zverev e Novak Djokovic sono nella metà alta, quindi li può incontrare soltanto in finale il 18 ottobre. Il nodo del suo percorso non sta nei nomi. Sta nelle condizioni. Dopo la tenosinovite al polso destro che lo ha tenuto fuori da metà aprile a fine agosto (via Madrid, Roma, Parigi, Wimbledon, Canada, Cincinnati), Shanghai gli chiede la cosa che il polso paga più caro: scambi lunghi, palle alte sul rovescio, aria densa. Ma senza dubbio il "riscaldamento" al 500 di Tokyo vinto ha portato i suoi frutti.
Nel 2025 il Court Pace Index del centrale era scivolato a 32,9 dal 40,8 dell'anno prima, con oltre 30 gradi e umidità sopra l'80%. Le Yonex Tour Platinum sono palline leggere, l'umidità le rallenta comunque. Qui vince chi tiene lo scambio.
Secondo turno, terzo turno, ottavi: tre gradini per calibrare il servizio
Comincia contro Juan Manuel Cerundolo o un qualificato, e il vero avversario di quel match sarà il recupero: la finale di Tokyo l'ha appena giocata, battendo Jiri Lehecka 7-6(4), 6-4. In quella partita ha vinto 33 dei 39 punti con la prima palla, l'85%, e il 68% con la seconda. Sono numeri da giocatore che sta chiudendo gli scambi presto, ed è esattamente il piano che deve replicare a Shanghai: servizio e vincente, dritto inside-out, poco tempo passato a tre metri dietro la riga.
Al terzo turno lo attende Ignacio Buse, numero 32 del tabellone, ed è l'insidia che il pubblico sottovaluta. Il peruviano nel 2026 ha vinto due titoli su due superfici diverse (Amburgo sul rosso, Winston-Salem sul cemento) e sul duro è 6-3, meglio che sulla terra. A Winston-Salem, sul cemento, in quarti ha battuto proprio Cerundolo. Chi lo archivia come terraiolo sudamericano guarda i dati sbagliati.
Negli ottavi arriva il primo bivio serio: Tommy Paul, quindicesima testa di serie, oppure Valentin Vacherot, che qui difende il titolo da numero 17 e che a Tokyo si è fermato in semifinale. Paul è il problema peggiore delle due opzioni per un Alcaraz a corto di partite: risponde piatto e profondo, resta attaccato alla riga di fondo anche sulle prime palle e trasforma i punti neutri in scambi da dieci colpi. Vacherot ha un 2026 modesto (19-16, numero 17 del seeding), però su questo campo, da qualificato, l'anno scorso ha infilato sette vittorie di fila fino al titolo. Sa come si gioca qui quando l'aria diventa pesante.
Il quarto con Medvedev: la partita che il campo decide
Il quarto di finale proiettato è contro Daniil Medvedev, quinta testa di serie, e qui le condizioni contano più della forma. Un campo lento e un rimbalzo alto spostano il baricentro verso il giocatore che risponde da due metri dietro la riga e vive di scambi piatti e profondi. È la descrizione di Medvedev.
Il precedente recente dice la stessa cosa. A Indian Wells, in marzo, Medvedev ha vinto 6-3, 7-6(3) e ha chiuso la partenza 16-0 di Alcaraz in stagione, spezzandogli il servizio nel quarto game da 40-15. Alcaraz resta avanti nei confronti diretti, ma su cemento rallentato il russo gli toglie il colpo gratuito dopo il servizio e lo costringe a costruire da fermo.
C'è un dettaglio da pesare al contrario. Medvedev arrivava da sette vittorie consecutive e il 5 ottobre è stato squalificato in semifinale a Pechino contro Djokovic, perdendo 200 punti e il premio partita per una palla finita sul pubblico. Entra a Shanghai col ritmo di un giocatore in fiducia e con una semifinale persa senza giocarla.
Semifinale e finale: il conto fisico
In semifinale il tabellone proietta il vincente tra Felix Auger-Aliassime, quarta testa di serie, e Arthur Fils, ottava. Rovesciano la logica di Medvedev: costruiscono sul servizio e sul dritto, e un campo lento con rimbalzo alto gli allunga i punti che vorrebbero chiudere in tre colpi. Auger-Aliassime arriva con un 29-14 stagionale e un solo titolo, Montpellier. Contro di lui Alcaraz ha il piano più semplice del torneo: rispondere profondo al centro e aspettare il secondo dritto. Su questa superficie la semifinale è il turno in cui parte più favorito di tutti.
La finale è l'unico momento in cui può incrociare Zverev, Djokovic, Shelton o Cobolli, quattro giocatori che nella metà alta si toglieranno partite e benzina a vicenda. Il conto però vale anche per lui: sei match in dodici giorni, il primo dopo un volo da Tokyo e un titolo appena vinto, in un torneo dove l'umidità ha già mandato in crisi giocatori integri.
Il pronostico: Alcaraz è il favorito della metà bassa e il favorito del torneo, perché la metà alta si cannibalizza e perché il suo rendimento al servizio a Tokyo dice che il piano aggressivo funziona di nuovo. Il quarto con Medvedev è il punto di rottura, e la condizione che smentisce il pronostico si vede in diretta già dal secondo turno: se gli scambi lunghi diventano la norma invece dell'eccezione, e se il rovescio in difesa comincia a uscire corto sulle palle alte, il polso e le gambe non reggono il formato di due settimane. In quel caso il titolo resta in questa metà ma cambia mano, e il nome da tenere pronto è quello di Medvedev.


