Cobolli verso Torino: chi può ancora togliergli il posto

Gli US Open lasciano Flavio Cobolli quinto nella Race to Turin a quota 3.530 punti, con 1.021 punti di margine sul primo degli esclusi, lo spagnolo Rafael Jodar. La finale tra Alexander Zverev e Ben Shelton riguarda solo il vertice della classifica: dalla quinta posizione in giù i numeri sono già fissati. E in una corsa dove si accumula e non si difende, quei 1.021 punti pesano più di quanto suggerisca la fisionomia dell'autunno, perché costringono chi insegue a un blocco di risultati che nessuno di loro ha messo insieme di recente.
Quanti punti servono davvero a chi insegue
Restano due Masters 1000 (Shanghai dal 7 al 18 ottobre, Parigi dal 2 all'8 novembre) e due coppie di ATP 500: Pechino e Tokyo dal 30 settembre, Vienna e Basilea nell'ultima settimana di ottobre. Sulla carta sono quattromila punti in palio. Nella pratica il sistema dei tornei che contano li comprime parecchio, e nessuno gioca tutto.
Jodar, nono con 2.509, deve trovare 1.021 punti in sei settimane di tornei. Significa più di un titolo Masters 1000 pieno, oppure due finali 1000, oppure una finale a Shanghai sommata a un titolo 500 indoor. Daniil Medvedev, ottavo con 2.780, è un caso diverso: occupa già l'ultimo posto utile, quindi gioca per la testa di serie e non per la qualificazione. Per passare Cobolli gli servono 750 punti: una finale 1000 ne vale 650, quindi da sola non basta nemmeno quella.
Il margine di Cobolli sul nono posto vale più di un titolo Masters 1000 intero.
C'è un secondo effetto che lavora a favore del romano. Tra la nona e l'undicesima posizione la classifica è compressa (Jodar 2.509, Taylor Fritz 2.480, Tommy Paul 2.385): questi giocatori si incontrano nei tabelloni indoor e si tolgono punti a vicenda. Per scavalcare Cobolli uno di loro deve mettere insieme un titolo Masters 1000 pieno, sei o sette vittorie consecutive, oppure l'equivalente distribuito su più tornei, e per arrivarci deve passare proprio dagli altri due.
Gli inseguitori con il profilo giusto
Sui nomi, chi ha il profilo per fare punti veri al coperto si riduce a due. Medvedev è il giocatore del gruppo con il curriculum indoor più pesante: ha vinto Bercy e Vienna, e il campo veloce al coperto premia la sua posizione di risposta arretrata e la sua capacità di allungare gli scambi senza rischiare. Fritz porta il servizio, che al coperto è l'unica variabile che consente di vincere partite senza giocare bene.
Gli altri hanno problemi di contesto. Paul arriva da un ottavo di finale a New York e da una stagione discontinua. Jodar si è costruito la posizione sul cemento americano estivo, dove il rimbalzo alto lo aiuta, e l'indoor europeo è un'altra cosa.
Subito dietro Cobolli, intanto, Arthur Fils, reduce dal titolo di Cincinnati, e Frances Tiafoe, semifinalista a New York, sono abbastanza vicini da poterlo scavalcare. È una differenza di seeding a Torino, non di qualificazione.
La variabile Sinner
Jannik Sinner guida la Race con 7.950 punti e non gioca dal titolo di Wimbledon: il ginocchio destro gli ha fatto saltare Montreal, Cincinnati e gli US Open. Il posto a Torino è al sicuro, la presenza no. Se rinunciasse alle Finals entrerebbe il nono della Race come sostituto, quindi lo scenario non tocca Cobolli. Ma sposta il valore del nono posto, e con esso l'aggressività con cui Jodar, Fritz e Paul costruiranno il calendario di ottobre.
Cobolli resta favorito netto per il debutto a Torino, e lo sarebbe anche con un autunno mediocre: gli inseguitori devono vincere, non basta che lui perda. La condizione che può smentire la previsione è fisica. A New York è crollato dopo un set e mezzo contro Alexander Blockx (6-7, 6-3, 6-0, 6-3), e il suo 2026 è stato costruito sulla terra di Parigi e sul cemento di Acapulco, non al coperto, dove il suo curriculum resta sottile. Se salta o abbrevia lo swing asiatico (è iscritto a Pechino) e uno tra Medvedev e Fritz mette insieme Shanghai e Parigi, il conto torna aperto. Altrimenti il quinto posto di oggi è un biglietto già staccato per il 15 novembre.


