Come Luciano Darderi ha trasformato Tommy Paul nel giocatore sbagliato per Roma

AnalisiMay 114 min
Luciano Darderi batte Tommy Paul a Roma: l’analisi tattica del match

Luciano Darderi ha battuto Tommy Paul 3-6, 6-3, 6-2 in due ore e ventitré minuti al terzo turno degli Internazionali BNL d'Italia, vincendo nove giochi consecutivi dal punteggio di 1-3 nel secondo set fino al 4-0 del terzo. Il dato che spiega la rimonta non è una statistica di servizio: è una scelta di campo. Darderi ha capito prima dell'avversario che la terra del Foro Italico, lenta e con rimbalzo alto, non perdona chi gioca il rovescio in *slice* per costruire la transizione. E ha messo Paul nella condizione di farlo sempre.

Nel primo set quella scelta non si era ancora vista. Paul ha giocato il piano-A con cui aveva vinto i due precedenti contro Darderi (alle Olimpiadi di Parigi 2024 sulla terra di Roland Garros 6-3 6-4 e a Montreal 2024 sul cemento 6-4 7-6(2)): un piano fatto di aggressione sulla risposta, *slice* di rovescio per aprire l'angolo, palla corta seguita a rete. È bastato un break nel quarto game per chiudere 6-3.

Il rovescio di Paul, da apertura a invito

Paul è uno dei giocatori che incrocia di più a sinistra del circuito: quasi il 60% dei rovesci diretti in diagonale, ben sopra la media tour. Quel pattern, su cemento, gli serve a togliere il dritto inside-in dell'avversario e a spostarlo dietro la riga. Su questa terra, e contro un giocatore che chiude la diagonale con uno dei dritti più carichi di rotazione del circuito, quel pattern diventa una piattaforma di lancio per l'avversario.

Dal quinto game del secondo set, Darderi ha smesso di rispondere lungolinea. Ha messo ogni risposta lunga e centrale, alta sopra la spalla del rovescio di Paul. L'americano ha provato lo *slice* d'apertura, è il suo riflesso, e ogni volta Darderi ha attaccato il pallone corto con il dritto inside-out lungo. Il punto vinto dall'italiano nel game che ha riaperto la partita, sotto 1-3, è il template della rimonta: tre risposte profonde di rovescio, slice corto di Paul, dritto lungolinea che sbatte sull'angolo.

Da lì in poi, Paul ha smesso di trovare la transizione. Ed è qui che il match è finito.

Il dritto pesante come arma di posizione

L'altra metà del piano è geometrica. Darderi ha un dritto che, su clay, può essere anche solo un colpo di *placement*: non deve vincere il punto, deve spingere l'avversario in una zona da cui non può ripartire. Dal secondo set in poi, ha alzato sistematicamente la traiettoria: meno spinta orizzontale, più rotazione e profondità a un metro dalla riga. Paul, che vuole prendere la palla in salita per redirezionare, ha dovuto giocarla all'altezza della spalla, indietreggiando.

Il dato dei servizi conferma il cambio di asse. Darderi ha tenuto il 64% di prime e ha vinto il 67% dei punti su prima e il 68% sulla seconda: numeri da partita dominata, non da rimonta. Paul si è fermato al 56% di prime e al 56% di punti vinti su prima. Quando i punti del servizio si chiudono in due o tre colpi, è perché chi serve può aggredire il primo pallone. Quando si allungano, vince chi gestisce meglio la zona neutra. Darderi ha spostato sistematicamente il match nella seconda categoria.

Nove giochi consecutivi vinti tra il secondo e il terzo set: il dato che chiude qualunque discussione sull'episodio.

Il piano B che a Paul è mancato

C'è una verità tecnica nota su Paul: il suo schema funziona in modo eccellente contro chi non difende bene il rovescio, fatica contro chi tiene la diagonale o ha un dritto dominante. Su superficie veloce ha la possibilità di compensare con la transizione e con il servizio. Su questa clay, con palla che sale alta, quella compensazione non c'è. Non è un'osservazione contro Paul: è la mappa dei suoi limiti tattici quando il piano-A viene letto.

Darderi lo ha letto bene, e lo ha letto presto. La scelta di non insistere sul lungolinea di risposta nel primo set, anche quando il punteggio diceva di provare qualcosa di diverso, ha pagato dal secondo. È la differenza tra cambiare per cambiare e cambiare quando si è capito cosa cambiare.

Per il prossimo turno, Darderi affronta Alexander Zverev. Il problema non sarà più il rovescio dell'avversario: contro Zverev il rovescio è il colpo da non sfidare. Sarà l'altezza del rimbalzo della prima di servizio del tedesco e quanto Darderi riesce a tenere la posizione di risposta dietro la riga senza arretrare di tre metri. Su questa superficie e con questo *form*, però, è un avversario che può infilarsi tra le pieghe del piano altrui, esattamente come ha fatto oggi.