Consigli Magici, Shanghai 2026: le scelte di Ace Cream e DnaDaTennis

FantatennisOct 55 min
logo di Consigli Magici Shanghai

Il Rolex Shanghai Masters parte mercoledì 7 ottobre senza chi lo ha vinto nel 2024. Sinner ha dato forfait il 3 ottobre per il ginocchio destro, che non gli fa giocare una partita dalla finale di Wimbledon, e la prima testa di serie passa a Zverev. Alcaraz, testa di serie numero 2, martedì gioca la finale di Tokyo contro Lehecka, e lo stesso giorno Djokovic si gioca il titolo a Pechino contro De Minaur. Il campione in carica è Vacherot, che un anno fa vinse qui partendo dalle qualificazioni da numero 204 del mondo.

Per la squadra valgono i conti di ogni Masters 1000. Novantasei giocatori, trentadue teste di serie esentate dal primo turno, e siccome i punti si sommano partita dopo partita, chi parte dal primo turno ne gioca una in più di chi sta nelle fasce superiori. Stavolta il bye conta anche per un altro motivo: quattro teste di serie giocano una finale il giorno prima che Shanghai cominci, e il turno di riposo gli lascia qualche giorno per cambiare città e abituarsi al campo. In fascia bassa conviene cercare chi ha un esordio realmente vincibile; più in alto conviene separare chi in Asia ha già vinto partite da chi finora ci ha soltanto viaggiato.

Questa analisi la firmiamo insieme agli amici di DNA Da Tennis.

Low budget: Daniel Vallejo (4 crediti, quinta fascia)

Ha cominciato il 2026 da numero 143 del mondo e oggi è numero 52, la classifica più alta della sua carriera. Ci è arrivato battendo sempre più spesso gente che gli sta davanti: a Madrid, partito dalle qualificazioni, Dimitrov e Tien; a Cincinnati Vacherot, 6-3 6-3 in un'ora e venti senza concedere una palla break, la sua prima vittoria su un top 20.

Tokyo è stata la sua settimana migliore. Anche lì è partito dalle qualificazioni, annullando quattro match point a Faria all'ultimo turno. Poi ha lasciato quattro game a Jodar, testa di serie numero 4 e numero 13 del mondo, e ha battuto Berrettini rimontando da 3-6 nel tie-break del primo set. Nei quarti Lehecka lo ha travolto 6-1 6-1, ma ci era arrivato da primo paraguaiano di sempre nei quarti di un ATP 500, e primo a Tokyo dal 1982.

A Shanghai non ha mai giocato un tabellone principale e, senza testa di serie, parte dal primo turno: Valentin Royer, poi Tommy Paul, poi al terzo turno la zona di Vacherot. L'esordio è alla sua portata, e Paul è lo stesso tipo di esame che a Tokyo ha passato contro Jodar. A quattro crediti in quinta fascia la spesa è quasi nulla, e ogni partita che vince è una partita che le tue teste di serie con il bye non giocano. È la scommessa da provare.

Vecchio saggio: Novak Djokovic (22 crediti, terza fascia)

Allo US Open lo avevamo messo in lista per il tre su cinque, convinti che i cinque set gli restituissero il tempo che i due su tre gli tolgono. Ci ha smentiti al primo turno. Con Navone, numero 49, ha perso in cinque set dopo quattro ore e trentacinque, con la schiena e la spalla doloranti, e ha anche vomitato in campo. Non perdeva all'esordio di uno Slam dal 2006, e dopo New York è uscito dai primi dieci del mondo per la prima volta dal 2018.

Un mese dopo, a Pechino, è tornato il Djokovic di quando sta bene. Borges, poi Bu in tre set, poi Zverev ai quarti 4-6 6-4 6-4: dal 1973 solo Rosewall e Connors avevano battuto un top 3 a trentanove anni o più. In semifinale Medvedev è stato squalificato sul 7-5 5-3 per lui, e martedì si gioca il titolo contro De Minaur con un bilancio a Pechino di trentatré vittorie e zero sconfitte. Va detto anche il resto: prima di questa settimana, nel 2026, al meglio dei tre set aveva vinto due partite e ne aveva perse tre, tra Indian Wells, Roma e Cincinnati.

A Shanghai ha vinto quattro volte, record del torneo, e negli ultimi due anni ci ha fatto finale e semifinale. Il sorteggio gli dà il bye, poi Hurkacz, ritirato nella semifinale di Pechino per un problema all'adduttore, o Duckworth. Al terzo turno trova Musetti, che arriva da una piccola frattura all'anulare destro, agli ottavi Tiafoe, ai quarti Shelton. Ventidue crediti in terza fascia sono nove meno di Cincinnati e otto meno dello US Open. L'unico rischio vero è il calendario: il 2 ottobre diceva di non sapere ancora se avrebbe giocato Shanghai, e chi gioca una finale il martedì può cambiare idea il mercoledì. Prima di confermare, controlla che sia ancora in tabellone.

Mina vagante: Valentin Vacherot (13 crediti, terza fascia)

Un anno fa era il numero 204 del mondo. Entrò dalle qualificazioni, batté Djokovic in semifinale e il cugino Rinderknech in finale, e diventò il campione Masters 1000 con la classifica più bassa di sempre. Aveva tutto per essere la classica favola da una settimana.

Dodici mesi dopo è numero 14, il suo record. Ad aprile è arrivato in semifinale a Monte-Carlo battendo Musetti e De Minaur, poi una frattura da stress al piede gli ha tolto tutta la stagione sull'erba, e al rientro ha ripreso a salire. Le ultime due settimane raccontano bene il personaggio. A Chengdu, da prima testa di serie, è uscito al primo match con Lloyd Harris, numero 136. Dieci giorni dopo era in semifinale a Tokyo, dopo aver rimontato Tsitsipas da un set e un break sotto e battuto Fils, numero 9. Lunedì lo ha fermato Lehecka.

A Shanghai difende mille punti, più di un terzo della sua classifica, e il sorteggio non gli fa regali: dopo il bye Báez o Giron, al terzo turno Paul o Vallejo, che lo ha battuto a Cincinnati, agli ottavi Alcaraz. Il bis non ve lo promettiamo. Ma tredici crediti in terza fascia per il numero 14 del mondo, su un campo dove l'anno scorso non ha perso una partita, sono pochi. Agli ottavi ci può arrivare con due buone partite; per superarli serve la settimana dell'anno scorso.

Enfant prodige: Learner Tien (16 crediti, terza fascia)

Un anno fa l'Asia gli ha cambiato la carriera. Arrivò a Pechino da numero 52 e ne uscì con la prima finale ATP. Batté Francisco Cerundolo e Cobolli, poi Musetti e Medvedev furono costretti al ritiro, e in finale Sinner gli lasciò quattro game. Subito dopo, qui a Shanghai, arrivò agli ottavi e portò Medvedev al terzo set. Poi vinse il primo titolo a Metz e le Next Gen Finals.

Il 2026 lo ha portato stabilmente tra i primi venti. Ha vinto il titolo a Ginevra, ha fatto i quarti all'Australian Open e a Indian Wells e la prima semifinale in un Masters 1000 a Montreal. Allo US Open è arrivato agli ottavi, l'americano più giovane nella seconda settimana di New York dai tempi di Roddick, nel 2002. Vent'anni, numero 16 del mondo, Michael Chang in panchina. L'Asia di quest'anno invece è cominciata male: a Pechino, da settima testa di serie, è uscito al primo turno con Hurkacz in tre set.

Il sorteggio però gli dà l'occasione di rifarsi. Dopo il bye trova Marozsan o Svajda, al terzo turno Ruud, se Bu non gli fa lo scherzo, agli ottavi Auger-Aliassime e ai quarti Fils o Jodar. Sedici crediti, gli stessi di Montreal e Cincinnati, per uno che quest'anno è già arrivato in semifinale in un Masters 1000 e che su questo campo, dodici mesi fa, ha giocato alla pari con Medvedev. Il listino non lo ha ancora alzato, ed è il momento di approfittarne.

Uomo del momento: Daniil Medvedev (26 crediti, seconda fascia)

Fino a lunedì lo era nel senso più semplice. A Hangzhou ha vinto il terzo titolo del 2026, il ventiquattresimo in carriera, perdendo un solo set in tutta la settimana. In finale ha battuto Rublev 7-5 6-4 con ventitré ace, tenendo tutti e undici i turni di servizio e vincendo quaranta punti su quarantasette con la prima. Poi Pechino: Carreño Busta, Struff e Francisco Cerundolo, sette vittorie di fila.

Lunedì, in semifinale con Djokovic, era sotto 7-5 5-3 con il serbo al servizio per il match quando ha colpito via una palla. La palla è rimbalzata sul muro di fondo, è finita in tribuna e ha preso vicino all'occhio sinistro uno spettatore in prima fila, poi portato in ospedale. Squalifica immediata, con duecento punti e il premio della settimana persi. «È stato al cento per cento un incidente», ha detto. Il tennis delle ultime due settimane resta quello; come ci arriva con la testa, dopo una giornata così, non lo sa nessuno.

Il resto gioca a suo favore. A Shanghai ha vinto nel 2019, battendo Zverev in finale, e l'anno scorso è arrivato in semifinale. Il tabellone gli dà il bye, poi Landaluce o Struff, appena battuto a Pechino. Al terzo turno trova Etcheverry o il vincente di Norrie-Shapovalov, agli ottavi Fritz o Darderi, ai quarti Alcaraz. Ventisei crediti in seconda fascia, due in più dello US Open, sono il prezzo di sette vittorie di fila. Noi puntiamo sul tennis di Hangzhou.

Beniamino di casa: Yunchaokete Bu (4 crediti, sesta fascia)

In Cina Bu gioca un altro tennis. Nel 2024 è stato il primo cinese di sempre in semifinale al China Open, battendo Musetti e Rublev prima di arrendersi a Sinner, e le ultime due settimane sono andate nella stessa direzione. A Hangzhou ha battuto Michael Zheng, che lo aveva eliminato allo US Open, e Majchrzak, testa di serie numero 8, prima di fermarsi nei quarti con Safiullin. A Pechino, da wild card, ha superato Juan Manuel Cerundolo e poi ha vinto il primo set contro Djokovic, cedendo al terzo dopo quasi tre ore.

Oggi è numero 93 e a Shanghai entra con una wild card. Nel circuito maggiore quest'anno ha giocato poco, ma una partita l'hanno vista tutti. Allo US Open, ripescato come lucky loser, ha battuto Jodar 6-2 6-1 6-1, primo lucky loser dell'era Open a eliminare in uno Slam una testa di serie del top 15. Va detto anche che a Shanghai non ha mai superato il secondo turno.

Il sorteggio poteva andare peggio. All'esordio c'è Van Assche, partita aperta. Al secondo turno trova Ruud, un ostacolo vero ma non insormontabile per uno che pochi giorni fa ha portato Djokovic al terzo set, e al terzo Tien. A tre crediti in sesta fascia entri dal primo turno, giochi una partita in più delle teste di serie e hai dalla tua tutto lo stadio. Il rischio massimo è aver speso quattro crediti.

Trappolone: Taylor Fritz (23 crediti, terza fascia)

Le ultime tre partite di singolare le ha perse tutte, e nel modo che fa più male. Allo US Open, al terzo turno, era avanti di due set e un break su Francisco Cerundolo ed è uscito al quinto. Alla Laver Cup ha avuto due match point contro Alcaraz e ha perso il super tie-break 13-11. A Tokyo, da terza testa di serie, è uscito all'esordio con il qualificato Munar dopo quasi tre ore: piegato in due tra un punto e l'altro, si è fatto curare dal fisioterapista all'inizio del secondo set. Contando i due doppi persi alla Laver Cup, le sconfitte di fila diventano cinque.

Poi c'è il campo. A Shanghai è arrivato in semifinale nel 2024, ma l'anno scorso il Court Pace Index, l'indice che misura la velocità della superficie, è sceso da 40,8 a 32,9, e lui lo aveva detto chiaro: «È incredibilmente lento». È uscito al terzo turno con Mpetshi Perricard. Per uno che costruisce tutto su servizio e primo colpo, è un campo che gli toglie le armi migliori.

Il sorteggio non aiuta: dopo il bye Arnaldi o un qualificato, al terzo turno Darderi o Tsitsipas, agli ottavi Medvedev. Ventitré crediti, uno più di Djokovic, per uno che non vince una partita di singolare da oltre un mese e che a Tokyo è sembrato acciaccato: è il classico prezzo che si paga per il nome. Per questa volta lo lasciamo stare.

DNA da superficie: Brandon Nakashima (15 crediti, terza fascia)

Ad agosto il cemento americano gli ha dato le due settimane migliori della carriera. A Montreal ha giocato la prima finale in un Masters 1000, persa con Shelton dopo aver battuto Rinderknech, Darderi e Jodar. A Cincinnati è arrivato in semifinale, battendo Medvedev dopo aver annullato tre match point ed eliminando Fritz ai quarti, prima di cedere a Tiafoe. Oggi è numero 18 del mondo.

Con l'Asia c'è un legame di famiglia: padre nippo-americano, madre cresciuta in Vietnam. Dire che a Shanghai gioca in casa sarebbe troppo, ma in Cina qualcosa di buono l'ha sempre fatto. Ha giocato due semifinali ATP, a Hangzhou nel 2024 e a Chengdu nel 2025. E proprio qui, nel 2023, da numero 122 del mondo, ha battuto per la prima volta in carriera un top 10: 6-0 6-2 a Rune in sessantasette minuti. Da Cincinnati in poi però si è spento: secondo turno allo US Open con Michelsen, fuori all'esordio a Tokyo con Humbert, 6-3 6-2.

Il sorteggio parte bene e finisce in salita. Dopo il bye trova Kovacevic, già battuto a Cincinnati, o Berrettini. Al terzo turno c'è Bublik, oppure Zhang Zhizhen, che qui lo eliminò proprio nel 2023, e agli ottavi Zverev. Quindici crediti in terza fascia, quattro in più di Cincinnati, sono il prezzo dell'estate americana. Se ritrova quel livello gli ottavi sono alla sua portata, e lì contro Zverev serve di nuovo il Nakashima di Cincinnati.

Il senso della squadra

La prima cosa da guardare è dove sono finiti. Sei degli otto nomi di questa lista stanno nella metà bassa, e quattro nello stesso quarto, quello di Alcaraz. Vallejo e Vacherot si possono incrociare al terzo turno, Medvedev e Fritz agli ottavi, e chi sopravvive trova Alcaraz tra ottavi e quarti. Nell'altro quarto della metà bassa Tien e Bu possono incontrarsi al terzo turno. Nella metà alta ci sono soltanto Djokovic e Nakashima.

La squadra per noi parte da Djokovic e Medvedev, che qui hanno vinto cinque titoli in due e si possono ritrovare solo in finale. Tra Medvedev e Fritz non c'è da scegliere: si incontrano agli ottavi, e i tre crediti di differenza vanno a chi veniva da sette vittorie di fila e non a chi ha perso le ultime cinque. In terza fascia Tien prima di Nakashima: un credito in più, e agli ottavi trova Auger-Aliassime invece di Zverev. Vacherot va bene se ti servono crediti. In fascia bassa Vallejo e Bu costano otto crediti in due, partono entrambi dal primo turno e hanno un esordio da giocarsi.

Prima di confermare, due controlli. Il primo è che Djokovic sia ancora in tabellone dopo la finale di Pechino, visto che fino al 2 ottobre non sapeva se avrebbe giocato. Il secondo è non mettere in squadra due giocatori che si eliminano a vicenda prima degli ottavi. Il resto lo decide un campo su cui, dodici mesi fa, ha vinto il numero 204 del mondo.