DAVAMO SINCARAZ PER SCONTATO

Ciao e benvenuti su Veronica - la voce scomoda del Tennis, la newsletter editoriale di Ace Cream!
Qui analizziamo il circuito senza filtri. Ogni mercoledì un’opinione forte, studiata e tagliente sui temi caldi della settimana.
Se hai un’opinione diversa dalla nostra, ancora meglio.
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18 maggio, Roma.
8 giugno, Parigi.
13 luglio, Londra.
18 agosto, Cincinnati.
7 settembre, New York.
16 novembre, Torino.
Sei finali nel 2025, tutte tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. E a ottobre, per non lasciare il buco, si sono ritrovati in finale anche al Six Kings Slam di Riad, in esibizione.
Da maggio a novembre non è passato un mese senza un Sincaraz.
Il 2026, se non contiamo un’esibizione in Corea a gennaio, sta in una riga.
12 aprile, Montecarlo.
Fine.
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Ieri mattina Sinner ha pubblicato un video:
“Insieme ai medici abbiamo deciso che ho bisogno di un ciclo di cure per il mio ginocchio, il che significa che la stagione 2026 è ufficialmente conclusa.”
Niente Riad, niente Vienna, niente Parigi. E niente Torino, dove ha vinto le ultime due edizioni e dove un anno fa ha chiuso la stagione battendo proprio Alcaraz. “Quest’anno sarà tutto diverso”, ha detto. L’ultima partita resta la finale di Wimbledon del 12 luglio.
Il 2026 di Sinner e Alcaraz si chiude così con una partita sola. Non capitava dal 2021, il primo anno, quando Alcaraz aveva diciott’anni.

Pochi giorni prima, nel podcast Inside-In, l’americano Jan-Michael Gambill, ex numero 14 del mondo, aveva detto: “So che tutti amano quella sfida, e la amo anch’io. Ma, francamente, mi ha stancato.”
E poi: “Sono un appassionato di tennis, e se non la vedo nemmeno l’anno prossimo, mi sta bene.”
Per il 2026 è stato accontentato. Per il 2027, speriamo di no.
Facile prendersela con Gambill. Ma noi tutti non siamo messi tanto meglio. Stancati no, mai. Però li davamo per scontati.
Sinner-Alcaraz era diventato l’ultimo atto previsto di ogni torneo importante. La domenica si sapeva già chi sarebbe sceso in campo, restava solo da capire chi avrebbe vinto.
E invece di normale non c’era niente. Nel 2025 sono diventati la prima coppia dell’Era Open a giocarsi tre finali Slam nello stesso anno: Parigi, Londra, New York. Federer e Nadal non ci sono mai riusciti. Djokovic e Nadal nemmeno.
Sembrava un’abitudine, ma la verità è che era un record.
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Il 2026 doveva essere l’anno della conferma, e se l’erano pure promesso.
Torino, 16 novembre 2025. Alcaraz ha appena perso la finale, prende il microfono e si rivolge a Sinner:
“Adesso è tempo di riposare. Spero che sarai pronto per l’anno prossimo, perché io sarò pronto per altre finali contro di te.”
Montecarlo, 12 aprile 2026. Stavolta vince Sinner, che dopo la partita dice:
“Ci sono piccole cose che lui migliorerà per la prossima partita contro di me, e io devo farmi trovare pronto.”
Pronti tutti e due. Mai nello stesso momento.
Quel giorno nessuno ha guardato la stretta di mano a rete come l’ultima dell’anno. La settimana dopo, a Barcellona, il polso destro di Alcaraz si ferma: fuori quattro mesi, tra Madrid, Roma, Roland Garros e Wimbledon. Sinner intanto vince quasi tutto, e il 12 luglio alza il secondo Wimbledon. Da lì è il suo ginocchio a fermarsi. Alcaraz rientra allo US Open, e Sinner non c’è.
Da Montecarlo non si sono più incrociati. Si sono dati il CAMBIO.
Anche ieri. Nello stesso giorno in cui Sinner annunciava lo stop, a Tokyo Alcaraz alzava il primo trofeo dal rientro.

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In questi mesi, però, si sono cercati.
Il 26 aprile, a Madrid, chiedono a Sinner del forfait di Alcaraz al Roland Garros:
“Il tennis ha bisogno di Carlos. Quando c’è lui si respira un’aria molto migliore.”
Il 24 settembre, a Londra per la Laver Cup, Alcaraz parla di Sinner alla BBC:
“Non ci siamo scritti tanto, ma qualche volta sì, quando vinceva tutto. Mi manca. Mi manca vederlo in giro, giocarci contro. Mi spinge a essere un giocatore migliore.”
Rileggetele una dopo l’altra. A cinque mesi di distanza, ognuno dei due ha detto la stessa cosa dell’altro.
Chi ha visto Rush, il film di Ron Howard del 2013 sulla rivalità tra James Hunt e Niki Lauda, avrà già capito dove vogliamo andare a parare.
Formula 1, 1976. Lauda guida la Ferrari ed è freddo, metodico, calcola tutto. Hunt guida la McLaren ed è puro istinto, una festa dopo l’altra. Non si sopportano e si inseguono per tutto il campionato. Poi al Nürburgring la Ferrari di Lauda prende fuoco. Per sei settimane lui resta in ospedale, e dal letto guarda in televisione Hunt che vince senza di lui.

Due rivali che passano mesi a guardarsi da lontano, uno in pista e l’altro davanti alla tv. Il 2026 di Sinner e Alcaraz è andato così, a turno.
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Un po’ di ragione, però, Gambill ce l’ha.
Senza di loro il 2026 ha avuto storie vere. Zverev ha vinto i primi due Slam della carriera, Roland Garros e US Open. Flavio Cobolli ha giocato la sua prima finale Slam, a Parigi. Ben Shelton è arrivato in finale a New York dopo aver battuto Alcaraz alle 3:33 del mattino. Il tennis non si è fermato, il tennis è andato avanti.
Ma c’è una differenza. Quelle partite le abbiamo guardate. Sinner-Alcaraz lo aspettavamo, e lo aspettavamo dal giorno del sorteggio.
Una partita la guardi. Una rivalità la aspetti.
E il tennis le attese lunghe le conosce.
Pete Sampras e Andre Agassi si sono affrontati 34 volte in 13 anni, a partire da Roma nel 1989. Nel 1997, nemmeno una. Agassi era sprofondato: il 10 novembre di quell’anno era numero 141 del mondo.
Sembrava finita. Nel 1999 si ritrovano in finale a Wimbledon. Nel 2001, ai quarti dello US Open, giocano quattro set senza un solo break. Nel 2002, sempre a New York, si giocano la finale: è l’ultima partita della carriera di Sampras.
Dopo l’anno vuoto sono arrivate alcune delle partite più belle della loro storia.

Il prossimo Sinner-Alcaraz ufficiale arriverà nel 2027. Se va tutto bene, a Melbourne: la finale dell’Australian Open si gioca domenica 31 gennaio.
Nel 2025, da Roma a Torino, tra un Sincaraz e l’altro non sono mai passati più di 70 giorni. Stavolta, comunque vada, sarà l’attesa più lunga da quando si affrontano: il record era di 242 giorni, tra Parigi 2021 e Wimbledon 2022. Se si ritroveranno in finale a Melbourne, i giorni saranno 294.
Da oggi ne mancano 116. Noi li stiamo già contando.
Nella stessa intervista alla BBC, Alcaraz ha detto anche come immagina la prossima sfida con Sinner, dopo tutti questi mesi di attesa:
“La gente aspetterà quelle partite, quindi credo che sarà ancora più bello.”
La prossima volta che li vedremo in finale, nessuno sbufferà. Speriamo (per quel che ci importa della sua opinione) nemmeno Gambill.
E voi? Vi eravate stancati di vederli sempre in finale o state già facendo il countdown agli Australian Open?
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