E se il terzo incomodo fosse sempre stato lì?

ApprofondimentoJun 2Tommaso Mancin3 min
Mensik Roland Garros

E se il cosiddetto “terzo incomodo” del tennis mondiale fosse sempre stato lì, sotto i nostri occhi, a ridosso dei riflettori più accecanti?

Per anni il dibattito mediatico si è infiammato alla ricerca di profili capaci di inserirsi nel dualismo tra i “Sincaraz”. Nelle discussioni tra appassionati e addetti ai lavori si sono fatti i nomi più disparati: dal talento cristallino di Arthur Fils alla forza di João Fonseca, fino alle promesse futuribili di Rafael Jódar.

Tutti profili eccelsi, sia chiaro, destinati a scrivere pagine importanti di questo sport. Eppure, c’è un giocatore che nell’ultimo anno e mezzo ha saputo inanellare una serie di risultati straordinari, forse passati troppo in sordina rispetto al loro reale peso specifico.

Parliamo del ceco Jakub Menšík.

Il curriculum che questo ragazzo sta costruendo a fari spenti è semplicemente impressionante. Nella primavera del 2025, a soli 19 anni e mezzo, Menšík ha lasciato il mondo a bocca aperta conquistando il Masters 1000 di Miami, sconfiggendo in una finale epica nientemeno che il re del tennis mondiale, Novak Djokovic.

Non si è trattato di un exploit isolato: all’inizio del 2026 ha confermato la sua straordinaria continuità andando a prendersi il titolo ATP 250 di Auckland.

Ma il vero biglietto da visita, quello che certifica il suo status di minaccia pubblica numero uno, è la capacità di battere Jannik Sinner sul cemento indoor, il terreno di caccia preferito dell’attuale numero uno del mondo.

Classe 2005, nativo di Prostějov, Menšík incarna perfettamente il prototipo del tennista moderno. Dotato di un fisico imponente, Jakub esprime un tennis estremamente offensivo, basato su una combinazione letale tra un servizio devastante e una straordinaria mobilità laterale: una dote non comune per giocatori della sua statura.

Forse, il fatto che i media non lo abbiano costantemente pressato con l’etichetta di “anti-Sinner” o “anti-Alcaraz” ha giocato a suo favore, permettendogli di maturare lontano dalle pressioni e di far parlare esclusivamente il campo.

L’ultimo capolavoro in ordine di tempo è andato in scena proprio ieri sera sui campi in terra rossa del Roland Garros. Menšík ha staccato il pass per la sua prima semifinale Slam superando con un netto e perentorio 6-4, 6-3, 7-6 proprio João Fonseca, il brasiliano che molti indicavano come il favorito principale a guidare la “nuova onda”.

Una vittoria che assume un valore doppio se si analizza il percorso del giovane ceco. Dopo un secondo turno maratona, logorante sia dal punto di vista fisico che mentale, vinto contro uno degli specialisti di questa superficie, l’argentino Mariano Navone, in pochissimi avrebbero scommesso sulla sua tenuta.

Invece, Menšík ha dimostrato una lucidità e una freschezza atletica da veterano, gestendo i momenti chiave del match e dominando il tie-break del terzo set con una maturità disarmante.

Ora arriva il test più difficile: quello con Sascha Zverev, il vero favorito alla vittoria finale.

Questa semifinale a Parigi è certamente la prima di una lunga serie. Da oggi, nascondersi non è più possibile. Il tabellone dei pretendenti al trono si allarga ufficialmente: nel club esclusivo dei grandissimi, da adesso, c’è un posto riservato anche a Jakub Menšík.

E il termine “terzo incomodo”, probabilmente, comincia già a stargli stretto.