Il Pagellone di Wimbledon

PagelloneJul 1310 min
Il Pagellone di Wimbledon

In cima resta Sinner, che difende il titolo con la freddezza di chi i colpi che pesano non li sbaglia mai. Sotto di lui, però, il tabellone si apre in un romanzo fatto di wildcard di casa spinte fino in fondo, qualificati che incantano il Centrale e teste di serie che evaporano al primo turno. È il bello dell'erba: livella, tradisce, premia il coraggio più della classifica. Da qui nascono i booster maxati nel FantaTennis e i premi redazionali del pagellone.

Ogni voto ha un numero vero dietro, e adesso ve lo spieghiamo uno per uno insieme agli amici di dnadatennis


Voleeador: Struff, voto 7,5

Il Voleeador premia chi vince i punti a rete, e a 36 anni e 71 giorni Jan-Lennard Struff ha trasformato l'avancampo nella sua zona di comfort. Diventa il più anziano di sempre alla prima volta nei quarti di uno Slam nell'era Open, e il dato pesa ancora di più se si ricorda che dodici mesi prima era scivolato fino al numero 125 del mondo, in piena crisi di risultati. A Wimbledon riscopre l'unico tennis che gli permette di reggere il ritmo dei più giovani: servizio pesante e discesa a rete immediata, per accorciare gli scambi e non concedere il palleggio da fondo.

Nel cammino elimina Nakashima al secondo turno e soprattutto Medvedev al terzo, superato in tre set tiratissimi, 7-6(4) 7-6(5) 7-5, senza mai perdere il servizio nei momenti caldi. Anche nel quarto perso contro Sinner non rinuncia all'affondo: sette volée vincenti e una pressione costante a rete che costringe il numero 1 a passanti scomodi. È questa aggressività in avanti a fargli maxxare il booster Voleeador con 440 pt.

Voto 7.5: perchè l’età non è per tutti uguale

King Of Tie Break: Zverev, voto 8

Nel 2026 semplicemente non esiste nessuno migliore di Zverev in questo esercizio: 22 tie break vinti in stagione, record ATP. È una statistica che dice molto di lui, un giocatore capace di tenere altissimo il livello di servizio proprio quando il set si stringe e ogni punto vale doppio.

A Wimbledon la musica non cambia. In tutto il torneo vince 5 tie break su 6, unica sbavatura nel secondo set del primo turno contro Blockx, e in semifinale rifila a Fery un impietoso 7-0 nel primo set, la fotografia della sua freddezza al servizio nei momenti di massima tensione.

La corsa lo porta fino in finale, dove parte ancora una volta forte e si prende il primo set proprio al tie break, 9-7 dopo aver annullato un set point. Sembra la giornata giusta. Poi però dall'altra parte c'è Sinner, che nel secondo set gli restituisce un durissimo 7-2 al tie break e ribalta l'inerzia dell'intera partita: da lì Zverev non trova più la stessa lucidità nei punti chiave.

Voto 8: Il tedesco chiude con l'ennesima finale Slam persa, ma con una serenità diversa dopo Parigi. Il trono dei Tie Break, in questa stagione, resta saldamente il suo. Booster King Of Tie Break maxato con 680 pt.

Rivelazione: Fery, voto 10

La Rivelazione è quella storia che nessuno aveva messo in preventivo, ed è per questo che Arthur Fery si prende il premio senza il minimo dibattito.

Wildcard numero 114 del mondo, britannico cresciuto a pochi chilometri da Church Road, arriva nel torneo di casa quasi in punta di piedi e finisce per spingersi fino alla semifinale, davanti a un pubblico che si innamora di lui turno dopo turno. Il capolavoro è il quarto di finale contro Cobolli, giocato con la Regina sugli spalti e vinto con una freddezza impensabile per un ragazzo alla sua prima vera ribalta.

Da lunedì salirà al career-high numero 36, un balzo di quasi ottanta posizioni che gli cambia letteralmente la carriera: teste di serie negli Slam, ingresso diretto nei tabelloni che contano, un altro status.

Per gli amici del FantaTennis è anche l'uomo che maxa il booster Warrior con 640 pt, il premio riservato a chi vince in rimonta, e Fery lo incarna alla lettera: da sotto nel punteggio ha ribaltato Bergs e Dimitrov, prima dell'impresa contro Cobolli, dimostrando una tenuta mentale che nessuno gli attribuiva. La corsa si ferma solo contro Zverev, 7-6(0) 6-2 6-4, ma il segno lasciato è di quelli che restano.

Voto 10, perché una favola così, in casa, non si vedeva da anni.

Giocoliere: Mochizuki, voto 7,5

Il Giocoliere è il premio di chi porta lo spettacolo e trascina il pubblico dalla sua parte, e Shintaro Mochizuki ha fatto esattamente questo dalla prima all'ultima palla.

Qualificato numero 151, tennis fatto di tocco, variazioni e discese a rete continue, il giapponese raggiunge il primo ottavo di finale Slam della carriera partendo dalle qualificazioni, un percorso che di per sé vale un applauso.

Il pezzo forte arriva al terzo turno contro Jodar, 23esima testa di serie, mandato letteralmente in tilt da 46 discese a rete in una sola partita: un piano tattico coraggioso, quasi anacronistico, eseguito con una qualità di volo di mano rara. Il pubblico del Centrale, che sull'erba adora il tennis d'attacco, lo adotta subito. Il torneo si chiude contro Sinner, 6-3 7-6(0) 6-3, ma anche in quella partita Mochizuki regala scambi da highlight prima di arrendersi alla solidità del numero 1.

Voto 8,5, perché ha ricordato a tutti che sull'erba il talento e il coraggio valgono ancora più della classifica. Un artista, di quelli che vale la pena inseguire nel calendario.

Fantasma del Centrale. Shelton, voto 3

Il Fantasma del Centrale è il big atteso che sparisce quando meno te lo aspetti, e stavolta la maglia tocca a Ben Shelton.

Numero 4 del seeding e prima punta del contingente americano, l'uomo dal servizio più esplosivo del circuito esce già al primo turno contro il qualificato finlandese Otto Virtanen, numero 140 del mondo.

Fosse stata una sconfitta liscia farebbe meno rumore, ma è il come a trasformarla in un piccolo caso: Shelton conduce due set a uno, arriva addirittura a un 8-5 nel tie break del quinto set, a un passo dal traguardo, e da lì si spegne di colpo. Il servizio smette di girare, il dritto tradisce, e Virtanen ne approfitta per completare una delle rimonte del torneo. Una maratona in cinque set per quella che lo stesso Shelton, a caldo, definisce una delle sconfitte più dure della carriera.

Da favorito a fantasma nel giro di un pomeriggio, con la fastidiosa sensazione di aver buttato via una partita che era ampiamente sua.

Voto 3, e il rammarico peserà a lungo.

Telepass, Ruud, voto 4

Il Telepass è il premio di chi concede troppi errori, e Casper Ruud a Wimbledon ha ormai un abbonamento in regola sull'erba.

Il dato è impietoso: in tutta la carriera il norvegese non è mai andato oltre il secondo turno ai Championships, e nel 2026 il ritornello si ripete puntuale con l'uscita al primo turno contro Hurkacz, 6-4 6-2 7-6(9).

C'è però una circostanza attenuante che gli salva il voto dall'insufficienza estrema: Ruud arriva sull'erba senza vera preparazione, reduce da un mese quasi senza partite, e su una superficie che resta la più lontana dalle sue corde di terraiolo puro.

La resistenza nel terzo set, perso solo ai vantaggi del tie break, dice che almeno l'orgoglio c'è stato. A chiudere il discorso ci pensa lui stesso nel dopo-gara, con una franchezza quasi disarmante: "Non vale la pena perdere altro tempo sull'erba". Onesto, e in fondo comprensibile per uno che sul rosso vale il doppio.

Voto 4, con la nota di merito per la sincerità.

Pannolone: Aliassime, voto 7

Il Pannolone, si sa, è il premio di chi se l'è fatta sotto nel momento che pesa di più, ma Felix Auger-Aliassime lo indossa con più di una nota di merito, ed è per questo che il voto resta sopra la sufficienza.

Numero 3 del seeding, il canadese gioca probabilmente la partita della vita e riesce comunque a perderla. Nel quarto di finale più lungo della storia di Wimbledon, cinque ore e quindici minuti di battaglia totale, arriva ad avere il match nelle corde contro Djokovic, poi si fa rimontare e cede il super tie-break decisivo 10-4.

Il dettaglio che fa scattare il premio è tutto lì: quando la palla scotta e il traguardo è a portata di mano, la mano trema e l'esperienza del serbo, un 39enne che sembra averne dieci di meno, fa la differenza nei punti che contano.

Non è una prova da bocciare, tutt'altro: la qualità del tennis espresso per cinque ore è altissima e la sconfitta è di quelle onorevoli. Ma il pagellone è anche gioco, e chi ha in mano un quarto di finale Slam e non lo chiude, il Pannolone se lo porta a casa con affetto.

Voto 7, perché la battaglia c'è stata eccome.

MVP, Sinner, voto 10

Sul migliore in campo non serve nemmeno aprire la discussione. Jannik Sinner difende il titolo battendo Zverev in quattro set, 6-7(7) 7-6(2) 6-3 6-4, e mette in bacheca il secondo Wimbledon consecutivo e il quinto Slam della carriera.

È una finale che spiega perfettamente perché sia lui il numero 1: perde il primo set al tie break dopo aver sprecato un set point, un colpo che avrebbe scavato un solco nella testa di quasi chiunque altro, e invece reagisce con un 7-2 nel tie break del secondo set che ribalta la partita e la mentalità dei due.

Da lì è un assolo: 15 ace, l'80 per cento dei punti vinti con la prima di servizio e la decima vittoria di fila contro Zverev, un dominio negli scontri diretti che ha ormai i contorni della supremazia.

Il tutto a coronamento di una stagione mostruosa, chiusa con un bilancio di 44 vittorie e appena 3 sconfitte, che lo conferma padrone assoluto del circuito. Alza l'unico trofeo che ancora poteva impreziosire l'annata e lo fa senza lasciare briciole a nessuno.

Numero 1 dentro e fuori dal campo: per uno così, MVP è quasi riduttivo.