Perché il serve and volley è sparito?

ApprofondimentoJul 95 min
Perché il serve and volley è sparito?

C'è stato un tempo in cui vincere il torneo di Londra voleva dire una cosa sola: servire e correre a rete. Punto dopo punto, per due settimane, i campioni dell'erba passavano metà delle partite a un metro dalla rete, chiudendo lo scambio in due colpi. Oggi quel modo di giocare è praticamente scomparso. In una finale dello Slam più veloce del mondo puoi contare le discese a rete sulle dita di una mano.

La domanda è quindi semplice: dove è finito il serve-and-volley? E soprattutto, perché un colpo che ha vinto decine di Slam è diventato quasi inutilizzato? Anche qui conviene partire dal perché, perché è lì che possiamo capire come è cambiato il tennis.

Prima ragione: le corde hanno cambiato le regole

Lo abbiamo già accennato parlando dei grandi servitori, e vale doppio qui. Fino agli anni Novanta chi rispondeva poteva solo rimettere la palla in campo, spesso morbida, spesso comoda da chiudere a rete. Poi sono arrivate le corde in poliestere, e tutto è cambiato.

Con il poliestere puoi portare la risposta a tutta forza e tenere comunque la palla dentro grazie a una rotazione enorme. La conseguenza per chi sale a rete è brutale: la palla non arriva più alta e lenta, ma bassa, carica di topspin, che ti muore sui piedi. Devi giocare la prima volée da sotto la rete, in difesa, e a quel punto il passante avversario diventa quasi automatico. Il colpo che proteggeva chi saliva si è trasformato nell'elemento che lo punisce.

Seconda ragione: i campi e le palle sono rallentati

C'è un secondo motivo, meno romantico ma decisivo. Le superfici si sono uniformate e anche il torneo di Londra, il tempio dell'erba, nel 2001 ha cambiato il tipo di prato passando al 100% di loietto perenne, un manto più resistente e più duro, che produce un rimbalzo più alto e regolare. Aggiungiamo a questo la presenza di palle leggermente più pesanti e lente, e il risultato è che la pallina sta in aria una frazione di secondo in più.

Sembra poco, ma quella frazione è tutto. È il tempo che serve a chi risponde per caricare il colpo e trovare il passante. Su un campo davvero veloce salire a rete ha senso, perché l'avversario non fa in tempo di organizzarsi. Su un campo più lento, salire significa regalargli il tempo di prepararti la stoccata. Il serve-and-volley non è morto per moda: è morto perché il terreno sotto i piedi è cambiato.

La velocità che premia ancora

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Terza ragione: il gioco da fondo è semplicemente diventato più forte

L'ultimo motivo per cui non vediamo quasi più il serve and volley è il più semplice. Dall'altra parte del campo, il tennis da fondo è migliorato in modo impressionante. I giocatori sono più atletici, più veloci negli spostamenti, hanno rovesci a due mani che spaccano la palla in corsa e una tenuta fisica che permette scambi lunghissimi senza cali.

Contro un fondista moderno, salire a rete a ripetizione è un calcolo di rischio che non torna quasi mai. Una discesa ben preparata, dopo un servizio o un colpo che spinge l'avversario indietro, resta un'arma utilissima. Ma il serve-and-volley sistematico, su ogni prima e su ogni seconda contro questi atleti diventa un modo veloce per perdere. Federer stesso, l'ultimo grande erede di quella scuola, lo usava col contagocce, come variazione e non come sistema.

La prova: gli ultimi maestri della rete

Pensa ai nomi che hanno dominato il torneo di Londra con quel gioco: Pete Sampras, Stefan Edberg, Pat Rafter, Goran Ivanišević. Erano giocatori costruiti pezzo per pezzo intorno alla rete, con volée, smash e movimento da specialisti. Quella generazione si è esaurita e non ne è arrivata un'altra, perché nessuno costruisce più un giocatore così.

E i numeri raccontano questa estinzione meglio di qualsiasi aneddoto. Nel 1997, primo anno in cui il torneo di Londra ha registrato questo dato, il 60% dei punti nel singolare maschile si giocava con il serve-and-volley. Nel 2002 erano già scesi a un terzo, il 33%. Nel 2008 al 10%, fino al 4-5% degli ultimi anni.

Eppure, c'è un dettaglio che ribalta la prospettiva: quando viene usato, il serve-and-volley rende ancora. La percentuale di punti vinti salendo a rete è rimasta quasi identica, intorno al 67-68%, dal 2002 a oggi. Non è diventato inefficace, è diventato raro. I giocatori non hanno smesso di salire perché non funziona, hanno smesso perché costruire un'intera carriera su quel gioco, oggi, è troppo rischioso.

Il serve-and-volley non è stato battuto da un avversario. È stato reso obsoleto da tre cose insieme: le corde, i campi e la forza del gioco da fondo. Un'intera filosofia spazzata via non da un campione, ma dall'evoluzione dello sport.