VERONICA #23: Tutte le strade portano a Roma, Jan

May 19David Carrozzo12 min

Il tennis saluta il Foto Italico cari AceCreamers, e lo saluta coi fiocchi: tre italiani nelle finali e due specialità vinte su quattro!

Main Topics:

⚔️ Jannik e Carlos

👸🏻 Habemus Reginas!

🇮🇹 Il resto dal Foro

🆙 Amburgo e Ginevra

JANNIK E CARLOS

La finale più attesa, bramata e sognata si è avverata sotto Monte Mario: il n.1 del mondo contro il (nuovo) n.2, il padrone di casa contro il più forte del pianeta su terra, la rivalità più iconica della nuova generazione, Sinner contro Alcaraz.

Carlos questo torneo lo ha giocato, come spesso gli accade, da "elettrocardiogramma", con lampi da eccezionale fuoriclasse alternati a profonde depressioni implosive. Tranne in finale, purtroppo...

Agli ottavi con Khachanov, dopo aver vinto il primo per 6-3, si complica la vita facendosi rimontare un break nel secondo e perdendo il suo unico set del torneo per 3-6. Nel terzo parziale la sfida diventa una battaglia con break murciano e contro-break russo, ma poi, come in quasi tutti i casi, Carlitos ci mette la pezza, un po' grazie al suo inquantificabile talento e un po' grazie allo "scioglimento" del 90% degli avversari (in questo caso Karen), chiudendo il match 7-5.Intanto Sinner si libera abbastanza agevolmente del modesto de Jong per 6-4 6-2 e il suo ottavo col più forte argentino in circolazione, nonché uno dei terraioli più ostici del circuito, Cerundolo, si presenta più facile del previsto e lo vede prevalere 7-6 6-3.

I quarti di finale appaiono due sfide a distanza in cui i campioni in questione fanno a gara a chi gioca in maniera più performante.Carlos si libera con un 6-4 6-4 di quel Draper che lo aveva sconfitto ad Indian Wells ed era reduce della finale persa a Madrid con Ruud. Mettendo da parte la convincente partita dello spagnolo, Jack ha avuto l'ambizione di affrontarlo a viso aperto, a tutto campo: roba troppo complessa per il gioco dell'inglese (e per quasi tutti in realtà!), che ha bisogno di accorciare gli scambi e puntare sull'aggressività e la potenza del suo tennis non del tutto adatto alla terra lenta. Ma, oltretutto, il n.1 di Gran Bretagna non ha un fisico adatto a competere con Carlos "all court" ed è sembrato sempre più affaticato, anche a causa della precedente cavalcata alla Caja Magica.

Cosa dire del quarto sinneriano? La perfezione non esiste, ma di certo il 6-0 6-1 inflitto a Ruud è qualcosa che la rasenta e ha ricordato quel crudelissimo 6-0 6-2 con cui un certo Djokovic abbatté il buon Berdych nella finale di Pechino 2014.

Ci limitiamo quindi a sole due parole: GOD MODE.

Il sogno di una finale tutta italiana si interrompe in semifinale, dove Alcaraz elimina per 6-3 7-6 il nostro Musetti. Il primo set stellare giocato e vinto nella finale di Montecarlo faceva ben sperare per un potenziale Sinner-Musetti, a maggior ragione considerando che Muso stesse volando su una nuvola poetizzando ogni suo turno al Foro Italico. Il match invece si è presentato al di sotto delle aspettative, con un Lorenzo troppo nervoso e falloso, che non riusciva a sentire appieno la palla a causa delle condizioni atmosferiche (mammamia che vento!) diurne troppo diverse da quelle serali a cui era abituato, e un Carlitos che ha un po' tirato a campare, facendo insomma ciò che basta a vincere la partita su un sempre più sfiduciato Musetti.

Jannik invece gioca contro Paul una semi interlocutoria dallo strano punteggio di 1-6 6-0 6-3. Da un lato Tommy è parso a tratti Andre Agassi, grazie alle sue ottime capacità di anticipo, mobilità e gestione della palla, che lo rendono il giocatore più affidabile tra gli statunitensi; dall'altro invece l'italiano ha sonnecchiato nel primo parziale, in cui non era proprio entrato in partita, per svegliarsi di gran carriera nel secondo catapultando l'avversario. L'ultimo è stato invece il più combattuto, con un Paul riaccesosi e un Sinner a sprazzi ed enigmatico che ha fatto il necessario per vincerlo con un break di vantaggio.

Ed eccoci all'epico scontro tra i due migliori gladiatori della racchetta del pianeta, a pochi passi dal Colosseo.Con Roma al centro del mondo del tennis (e non solo), siamo più che sicuri che ogni lettore di Veronica abbia assistito alla finale e sappia del risultato di 7-6 6-1 a favore di Alcaraz che ha ampiamente meritato di alzare il trofeo conducendo un match tutto d'un fiato, senza cadere nei noti caratteristici cali in cui sembra implodere nel suo stesso talento.Purtroppo l'ultimo atto è durato in sostanza un solo set, giocato da entrambi in maniera un po' nervosa, come ci si sarebbe aspettato, e assolutamente testa a testa. Sul 6-5 Sinner e servizio Carlos, il nostro si porta sul 40-15 e ottiene due palle break: è proprio qui che a Jan sfugge di mano la sfida e perde la partita.

La prima servita da Alcaraz è corposa e il primo break point si infrange con una risposta di dritto dell'altoatesino che si ferma sul nastro. Si poteva fare meglio, arrotare un po' alzando la traiettoria e facendo passare quella risposta sopra la rete, ma non è questo il punto che Jannik spreca...Sul 40-30, nel mezzo di uno scambio sulla diagonale sinistra giocato alla pari, Sinner monta col suo rovescio bimane su una palla alta e arrotata saltandoci su, provando l'uscita in lungolinea. Il colpo finisce in corridoio, a causa di un impatto senza dei solidi appoggi sul terreno e a tratti "forzato". Con i se e i ma non si va molto avanti, ma di certo Jan avrebbe potuto e dovuto affrontare quella palla "attraversandola" con i piedi piantati sul rosso del Centrale di Roma e un controllo maggiore, che gli avrebbe garantito un'esecuzione più sicura, più ammortizzazione e "ammaestramento" della palla. O magari avrebbe potuto respingerla opponendosi preferendo altrettanta rotazione alla velocità di palla.

Di sicuro il tennis del n.1 del mondo è ancora in fase di rodaggio e sarà intorno al 75% del suo potenziale massimo, quindi non avremmo potuto chiedergli di più (anzi, Jan ha già fatto tanto!), considerando anche la vescica che lo ha infastidito a piede e gamba durante la semifinale e un'inattività di ben tre mesi...

Analizzando il match possiamo però notare che il gioco del nostro è stato fin troppo monotono, a differenza invece di quanto fece Musetti nel primo set giocato in finale nel Principato, e basato quasi esclusivamente sullo sfondamento da fondo campo. In parole povere, Jan ha condotto la sfida facendo a gara di potenza e top spin col giocatore che imprime più potenza e top spin del circuito. E quella sfida l'ha pure vinta! Perché sia di dritto che di rovescio il nostro è l'unico ad avere una media superiore anche a Carlos e i dati di questo match lo hanno confermato: 126 km/h sul dritto per Sinner e 124 km/h per Alcaraz, 118 km/h sul rovescio dell'italiano e 112 km/h su quello dello spagnolo.

Ciò in cui è mancato è stato tutto il resto, ovvero le variazioni di gioco che servono per stanare il murciano e confonderlo (come fa Novak), dandogli sempre una palla diversa da gestire, su cui è difficile appoggiarsi trovando ritmo e, specialmente, mettendo alla prova la sua visione tattica. Basta infatti pensare che il back di Jannik è stato un vero assente ingiustificato per tutto il match, come anche i punti giocati a rete: 10 in tutto, di cui solo 3 portati a casa. Certo, nemmeno Carlos ha fatto granché, né col back né col gioco a rete (parziale di 4 su 6 per lui), ma c'è da dire che non ne ha avuto bisogno e ha condotto la contesa consapevole che gli bastasse affrontare l'altoatesino senza dover inventare più di tanto.

Arrivati al tie-break, il vincitore di Roma si è subito portato avanti per 3-0, ringalluzzito dopo essersi salvato nel turno di servizio precedente e aver superato l'unico piccolo momento di down della sua gara. Il mancato cinismo di Jannik ha quindi pagato e un nastro beffardo (e menomale che siamo in territorio italiano!) ha concesso ad Alcaraz il mini-break che ha ammazzato il tie, chiuso per 7 punti a 5: davvero un'inezia.

L'ora e undici minuti del primo set hanno tagliato le gambe al primo italiano in finale al Foro dal 1978, che ha del tutto mollato fisicamente, mentalmente e moralmente nel secondo e decisivo parziale, chiuso dal neo n.2 del mondo con un perentorio 6-1.Come era naturale che fosse, la mancanza di abitudine alla competizione e la fase di work in progress di Sinner sono venute a galla dopo la fatica di un primo set che, se vinto, avrebbe probabilmente cambiato le sorti della finale. Nel tennis, si sa, un singolo punto può decidere il risultato di un'intera partita!

Ma non dobbiamo temere, di energie nervose e fisiche il Cavaliere Rosso ne avrà abbastanza per Parigi e avrà ultimato il suo definitivo ritorno...Carlos intanto si lancia nuovamente al secondo posto del ranking e nello Slam francese la battaglia tra i due potrà avvenire solo in finale.

P.S. E invece a quanto pare c'è qualcuno che alla finale di Roma non ha assistito...

HABEMUS REGINAS!

Per un pelo ci è mancato il re nella nostra Roma dopo 49 anni, ma di regine ne abbiamo avute ben due con un en plein nelle specialità femminili!

La protagonista indiscussa è stata assolutamente Jasmine Paolini, tornata al suo best ranking di n.4 del mondo, dopo lo storico successo in singolare femminile che mancava da Raffaella Reggi nel 1985. La nostra Jas ha rotto la maledizione lunga 40 anni con due settimane giocate insegnando l'arte del tennis su terra battuta e rimontando ogni svantaggio.

Dopo aver messo in fila Sun, Jabeur e Ostapenko, compie una fantastica remuntada contro la Shnaider: va sotto 7-6 4-0, poi interviene la pioggia che interrompe il match e alla ripresa la campionessa del mondo di BJK Cup è autrice di un magistrale ritorno in partita, in cui domina rifilando un parziale di 12 game a 2 e la spunta 6-7 6-4 6-2.

Superata la semifinale contro Stearns, Jasmine porta a lezione di pensiero tennistico e intelligenza tecnico-tattica la tds n.4 Coco Gauff. La differenza fisica tra le due è inversamente proporzionale alla qualità di tennis messa in campo dalle due, in quanto l'americana si dimostra non più che una buona colpitrice inadatta a contrastare il gioco così vario e completo della nostra. Incapace di trovare, ma anche di provare, contromisure, Coco si arrende con un secco 6-4 6-2 che rispecchia appieno la netta superiorità della Paolini sul Centrale che l'ha resa regina di Roma.

Ed eccola qui con il trofeo portato al nostro Presidente Mattarella!

Per non farsi mancare nulla, Jas ha conquistato il titolo anche di doppio femminile, difendendo quello vinto lo scorso anno e battendo coppie di altissimo livello.In coppia con chi? Beh, con chi se non con la "zia", la Professoressa del tennis italiano, Sara Errani. Autentica leggenda del nostro sport, una delle pochissime a completare il Career Golden Slam in doppio, Sara è una maestra della specialità e a 38 anni ne conosce l'arte come nessun'altra in questo momento.

Dopo aver affiancato Jasmine lo scorso anno, anche in questo 2025 le due si confermano una delle coppie migliori del mondo, essendo già al secondo trionfo Mille stagionale e nei primi 8 posti della race per le Finals di fine anno.

Eterna Sara, proprio come Roma.

IL RESTO DEL FORO

Non abbiamo dubbi sul match del torneo: Musetti-Zverev.

La qualità del marmista di Carrara è indiscutibile e della sua ascesa in questa stagione rossa ve ne abbiamo parlato a più riprese su Veronica, ma la caratura della performance di Lorenzo con Sascha ha toccato il picco definitivo. I suoi quarti di finale sono stati uno di quei match da mostrare anche a chi di tennis non ne capisce nulla, perché siamo sicuri che anche un ignorante in materia rimarrebbe estasiato dalla poesia dei colpi musettiani, che, a poco a poco, hanno demolito un solido Zverev per 7-6 6-4 subito dopo aver eliminato Medvedev per 7-5 6-4 in un altro ottimo match.

Muso è stato da inchino e chissà se un giorno questo torneo che tanto sogna non sarà suo...Intanto da oggi è n.8 del mondo e a Parigi sarà tra le prime 8 teste di serie che comandano il tabellone fino agli ottavi!

Tra gli altri, un redivivo Hurkacz sorprende Mensik agli ottavi per 7-6 4-6 7-6 a suon di botte al servizio e tie-break, ma poi il tie lo perde al turno successivo contro Paul e si scioglie per 7-6 6-3. Proprio Paul elimina allo stesso turno De Minaur con un 7-5 6-3 e Zverev invece supera per 7-6 6-1 quel Fils che prometteva qualcosa in più ad inizio torneo.

A proposito del buon Sascha.

In conferenza stampa si lamenta delle palle usate a Roma, a suo dire fin troppo lente per giocare vincenti tanto da sostenere addirittura che con palle del genere ci giocava da bambino.Mbah... Eppure, con le stesse palline, il nostro caro Zverev l'anno scorso ci ha vinto il torneo!

Magari farebbe meglio a riguardarsi il suo match, e ancora meglio a leggerequesto articolo...

AMBURGO E GINEVRA

I tornei di questa settimana sono il fanalino di coda nella corsa verso il Roland Garros!

Nel 500 di Amburgo comanda il seeding il padrone di casa Sascha Zverev, accompagnato da Tiafoe, Rublev, Cerundolo, Davidovich Fokina e Aliassime.Italia presente con Luli Darderi, che è già approdato al secondo turno dopo aver sconfitto il giovane tedesco Diego Dedura con un netto 6-4 6-1.

La superstar del 250 di Ginevra non può che essere la wild card Novak Djokovic, in cerca di un piccolo riscaldamento in vista di Parigi dopo aver saltato Roma. La prima tds va però a Fritz, mentre terza e quarta vanno a Machac e Khachanov.Matteo Arnaldi unico italiano in tabellone e ottava testa di serie.

A presto Foro Italico e a prestissimo AceCreamers.Veronica si augura che abbiate assaporato appieno la magia della nostra Roma...Magica proprio come questa sua poetica esecuzione di matrice italiana!💃🏻