VERONICA #34: Déjà vu: Luli e Sasha

VERONICA #34: Déjà vu: Luli e Sasha
Bentornati lettori di Veronica, con la settimana appena trascorsa ci siamo definitivamente lasciati alle spalle i campi in terra battuta e i tornei di Umago e Kitzbuhel sono stati gli ultimi dell'anno a giocarsi sul rosso. Intanto, in parallelo, è proseguito il ritorno del cemento americano con il 500 di Washington e già da ieri ci siamo addentrati nello "zoppo" Masters 1000 di Toronto, orfano di una valanga di giocatori, tra cui molti top player.Senza dimenticare l'Italia di Cobolli e Bronzetti giunta in finale di Hopman Cup, storico torneo misto di esibizione targato Itf, come ben sapete l'argomento clou degli ultimi sette giorni è stato l'inaspettato e discusso ritorno del preparatore atletico Umberto Ferrara nello staff di Jannik Sinner, rimasto senza un designato professionista di ruolo dall'altrettanto discussa esclusione di Marco Panichi nel periodo di Halle.Bando alle ciance... buona lettura AceCreamers!
UMAGO
La città di Umago è da sempre un piccolo paradiso, una chicca turistica e meta estiva della penisola d'Istria, a così pochi chilometri dall'Italia da risultare il più occidentale dei comuni croati. E anche il suo Croatia Open non può che essere un gioiellino tennistico, giocato all'ITC Stella Maris, nonché il più longevo evento ATP disputato nella penisola balcanica: dalla sua fondazione nel 1990, quando era ancora chiamato Yugoslav Open sotto la Repubblica di Jugoslavia, non ha mai saltato una singola edizione.
Proprio come tutta l'Istria e buona parte della Croazia, da sempre caratterizzate dalla presenza di una forte comunità autoctona di italiani, la città di Umago risente dell'influenza italica e non poteva essere diversamente per il suo 250 su terra battuta. A guardare ogni anno il tabellone, si può notare la numerosa partecipazione di tennisti nostrani pronti a giocare un evento tanto vicino geograficamente e culturalmente da sembrare quasi un torneo di casa, specialmente se ci aggiungiamo anche la forte presenza di tifosi italiani sugli spalti, a loro volta pronti a sostenere a gran voce i nostri portacolori azzurri. E persino l'albo d'oro ha sempre strizzato l'occhiolino al Bel Paese: le finali di Volandri nel 2003 e 2004, quella di Starace nel 2010, di Fogna nel 2013, di Lorenzi nel 2017 e la recentissima sconfitta dello scorso anno di Musetti, che vanno ad aggiungersi ai titoli di Fabio, Cecchinato e Sinner nel 2016, 2018 e 2022.
E il trionfo di Luciano Darderi del 2025.Luli a Umago scocca il quarto Atp title della carriera, nonché terzo dell'anno e back-to-back con quello di Bastad della scorsa settimana. Nei piccoli tornei su argilla, Luciano è ormai un pezzo grosso, un terraiolo di razza difficilissimo da scardinare sulla superficie che sembra appartenergli nel dna, e il prossimo anno sarà di certo uno dei nomi da tenere d'occhio per la stagione su terra europea, quando si disputeranno i più importanti tornei rossi del mondo.
Luciano si presentava in tabellone da seconda testa di serie e, dopo il bye di cui aveva diritto al primo turno, si è sbarazzato facilmente di Tseng al secondo. La partita più dura del suo torneo è stata ai successivi quarti di finale, dove se l'è vista con l'ancora inespresso giovane talento croazto Dino Prizmic, classe 2005, che lo ha dominato nel primo set vincendolo per 6-1. L'italo-argentino però è tosto a morire, specialmente sulla distanza, e non si è fatta attendere la sua reazione da coriaceo fighter: 1-6 6-2 6-3 ad un Prizmic mai domo di fronte al suo pubblico.
Il match di semifinale contro la terza tds Ugo Carabelli si prospettava una battaglia tra due terraioli nati, per giunta entrambi di nascita e (per Luli solo in parte) formazione tennistica argentina, e così è stata, ma solo per un set. 8 punti a 6 al tie-break è stato l'epilogo di un primo set combattutissimo che da un lato ha lanciato Darderi e dall'altro ha affossato Carabelli, regalando agli spettatori un bel più blando secondo set terminato 6-3 per il nostro. E che dire della finale, quasi un passeggiata per il neo n.4 d'Italia che ha spazzato via Taberner per 6-3 6-3.
Il vero problema per Luciano è stato un problema alla caviglia sinistra, presentatosi sul finire del match e poi acutizzatosi nel momento dell'esultanza: Luli chiude il match vincendo il titolo e si sdraia per terra, riuscendo poi a rialzarsi e camminare soltanto sorretto dall'avversario.
Riguardo il resto del torneo, c'è da segnalare il tonfo di Cerundolo, primo del seeding, al secondo turno per mano di Taberner in una grande battaglia al terzo set. Mentre, oltre al vincitore del torneo, la compagine italiana in Croazia era completata da Passaro e il qualificato Zeppieri: Ciccio eliminato al secondo turno da Carabelli e Giulio fuori all'esordio con Tseng.
KITZBUHEL
Gstaad e Kitzbuhel hanno la comune caratteristica di essere in altura e, più si sale di altitudine, sebbene la terra rimanga sempre terra, diventa meno pantano. Le condizioni climatiche incidono sempre sul campo da gioco, a maggior ragione quando si tratta di una superficie viva e mobile come l'argilla, che muta in maniera significativa e richiede una considerevole capacità di adattamento ai giocatori.
Non è un caso, quindi, che il back-to-back tra Svizzera e Austria lo abbia calato Sasha Bublik, tennista da sempre più adatto ai campi veloci, come erba e manti in cemento indoor: l'altura rende la terra più secca, veloce, meno fangosa e pesante, in poche parole più simile alle superfici che meglio si adattano al tennis del kazako. Dall'altra parte bisogna però considerare anche i grandi progressi sul rosso mostrati da Sasha quest'anno, con la vittoria del competitivo challenger 175 di Torino e, specialmente, gli iconici quarti di finale a Parigi che sono ancora nella fresca memoria degli appassionati di tutto il mondo.
Bublik partecipa a Kitzbuhel da primo del seeding e mette in fila Tirante, il suo compagno di Davis Shevchenko e van de Zandschulp in semifinale. All'ultimo atto rifila 6-4 6-3 ad un ottimo Cazaux, alla prima finale Atp in carriera, suggellando un torneo vinto da dominatore senza perdere nemmeno un parziale, senza mai perdere più di 4 game in ogni set e ribattendo il francese già sconfitto la settimana prima nella semi in Svizzera.
Oltre all'insperato torneo di Cazaux, giunto in finale da special exempt (ovvero, avrebbe dovuto giocare le quali ma era impegnato fino alla semi a Gstaad), c'è da notare l'uscita al secondo turno della seconda tsd Baez, uno dei più rognosi cagnacci da pantano e quasi sempre tra i favoriti nei piccoli tornei rossi, apparso sottotono durante queste poche settimane di terra battuta.
WASHINGTON
L'evento più importante degli ultimi sette giorni è stato senz'altro il 500 di Washington, secondo torneo dopo Los Cabos su cemento americano in preparazione a New York. I grandi nomi americani, veri favoriti per la vittoria finale, non sono riusciti a portare nemmeno un nome in finale e a saltare all'occhio è stata la performance di Davidovich Fokina, da sempre giocatore molto discontinuo, capace di giungere in finale eliminando prima Fritz (tds n.1) in una battaglia ai quarti vinta al terzo e poi Shelton (tds n.4) in semifinale, spazzato via in due set con meno difficoltà.La finale è stata giocata dallo spagnolo e il sempre continuo (e affidabile in ottica FantaTennis) De Minaur: proprio l'australiano è riuscito a spuntarla al tie-break finale recuperando un set di svantaggio e annullando ben 3 match point in un'altra battaglia chiusa 5-7 6-1 7-6. Proprio Alex in semi se l'è vista con Moutet, autore di un match capolavoro ai quarti con Medvedev, in cui è successo di tutto e di più e di cui non potremmo non lasciarvi gli highlights.
Tra gli italiani, Cobolli (reduce dalla Hopman Cup) e Arnaldi si sono spinti fino agli ottavi (terzo turno), uscendo in maniera netta rispettivamente con Fritz e Tiafoe. Mentre Sonego ha pagato lo scontro fratricida con Arnaldi al secondo round, il vero capitombolo lo ha avuto il n.6 del mondo Lorenzo Musetti, seconda testa di serie del torneo, eliminato dal buon Norrie per 3-6 6-3 6-2 e ancora alle prese col suo recupero post infortunio e specialmente il santo di qualità su cemento che tanto ci si aspetta da lui.A farci sorridere ci hanno però pensato i nostri doppisti specialisti, i soliti Bolelli e Vavassori hanno infatti portato a casa il quarto titolo dell'anno (e terzo Atp 500 dopo Rotterdam e Amburgo), nonché settimo trionfo di coppia, sconfiggendo in finale gli esperti Nys e Roger-Vasselin per 6-3 6-4. I nostri sono ora alla quinta posizione nella race e le Finals di Torino si fanno sempre più vicine...
NEWS
- Il ritorno di Ferrara nello staff di Jannik.
- La smentita di Gilbert sull'assenza di Cahill a New York.
- Ivanisevic non è più il coach di Tsitsi!
- Zio Toni e Sascha Zverev: non s'ha da fare.
- A Rune non basta Agassi, in anche Panichi!
- Situazione doppio misto a New York.
INTERVISTE
- Lucianone dopo il suo back-to-back.
- Musetti, tra i favoriti per Toronto.
- Ivanisevic sulla separazione da Tsitsipas.
- Naldi, il presunto capro espiatorio.
- Sinner è 10 anni avanti, parola di Mats.
- Da Parigi a Londra e da Londra a New York: la rivalità Sinner-Alcaraz.
- La storia del rapporto Sinner-Ferrara.
- L'Italia da record in top 50, solo gli Usa come noi.
- Cosa succede al 1000 di Toronto?
- Davidovich Fokina: mai vinta una finale Atp.
- Tennisti con due dritti, è possibile?
QUESTIONI APERTE
Cari AceCreamers, Veronica spera vi stiate godendo queste vacanze estive tanto quanto il nuovo appuntamento del nuovissimo FanteTennis: il Masters 1000 di Toronto!Alla prossima news e buon divertimento sulla nostra app!
La Vero 💃🏻




