VERONICA #6

Jan 25David Carrozzo8 min
Ace esegue il colpo veronica

Cari Acecreamers,

ci siamo...

Siete di fronte alla stesura di Veronica che fa da antipasto alle finali degli Australian Open 2025!

Main Topics del pre-finali:

🦊 The One

😔 Semi zoppa

⚔️ "Specialismo"

THE ONE

Poco da dire e ancora di meno da fare.Poco da dire per Veronica, poco da fare per Ben Shelton.La seconda semifinale degli Australian Open dura in pratica un solo set (non che la prima sia durata di più...), anzi, per l'esattezza dura fino al 6 pari. Sono serviti 12 game a Jannik per settare il suo gioco sulle geometrie mancine dell'americano, condite da grande muscolarità ed esplosività.

Il n.1 prende break a freddo, lo recupera poco dopo e si vede rubare il servizio proprio sul 5 pari. Una volta spalle al muro e vicino allo svantaggio di un parziale, annulla due set point e trascina Ben al tie decisivo. Lì il match si indirizza in maniera incontrovertibile: Sinner chiude 7-2 il set e la bilancia si sposta dalla sua, rompendo quell'equilibrio che regnava da inizio partita.

Non fa in tempo ad iniziare il secondo che l'altoatesino fredda l'avversario e strappa il break, poi ne strappa un altro e si porta sul 4-0 con Shelton che dopo un'ora e mezza non sembra più interpretare la partita in chiave tattica.

Chiuso il set 6-2, Jannik prosegue nel terzo sulla scia del secondo, colpendo dritti a 170 km/h e costringendo il n.3 Usa a fare il tergicristallo. A nulla servono quei pochi colpi estemporanei di esplosività di Big Ben a mettere in difficoltà il nostro, che breakka sul 2-2, ribreakka sul 4-2 e approda all'ultimo atto col 6-2 finale.

Sinner è inarrestabile e sembra che niente possa fermarlo nella corsa verso il secondo Australian Open e terzo Slam. In finale c'è Sascha, motivatissimo e a caccia del suo primo Major, ma specialmente molto fresco...

SEMI ZOPPA

Zoppa la prima semi Melbourne. Zoppa, come il suo re che ha dovuto ritirarsi dopo solo un set a causa dello strappo muscolare subito durante i quarti con Alcaraz, vinti con un miracoloso capolavoro tattico.

Il primo e unico set di questa semifinale arriva al tiebreak, perché, nonostante le varie palle break concesse da ambo le parti durante il parziale, nessuno dei due sfidanti è abbastanza cinico da sfruttare le incertezze avversarie al servizio e acciuffare il breakNel tie prosegue l'equilibrio fino al 5-5, quando Nole sbaglia una volée grossolana regalando il mini-break e il set a Zverev.

Esce tra i fischi Nole, immeritati e cialtroni.

Ma, soprattutto, sintomo di quanto ancora una volta il serbo sia riuscito a mascherarsi e ingannarci."Oggi ho giocato credo uno dei migliori set del mio torneo e l'ho vinto 7-5 al tiebreak con lui infortunato... Forse non sono così bravo, forse Novak è troppo forte per questo sport".Questa la frase del discorso di Zverev verso Djokovic a fine match: dimostrazione di rispetto, umiltà, ma specialmente di quanto i giocatori comprendano il tennis molto molto meglio di noi semplici spettatori.Grazie alle sue eccezionali capacità di colpitore e giostratore, Nole infatti ha ipnotizzato molti (se non troppi) e nascosto in buona parte le sue reali condizioni atletiche. Era però visibile, da occhio attento, che non avesse la solita energica e sprizzante mobilità, su cui basa il suo gioco, specialmente in fase di progressione e reazione in contrattacco. Come lui stesso ha dichiarato, con molta lucidità e conoscenza del suo corpo aveva calcolato che, se nonostante lo sforzo di più di un'ora avesse perso il set, non avrebbe più avuto chance per giocarne almeno altri tre a quell'intensità per altre tre ore. Ergo, non avrebbe avuto più possibilità di ribaltare l'esito e vincere il match.

Avrebbe potuto rimanere ancora in campo, certo, ma a che prezzo? Ammazzandosi per vincere e giocare la finale contro il giocatore più forte del mondo in condizioni ancora peggiori? O perdendo e beccandosi anche un peggioramento dell'entità dell'infortunio compromettendo il resto della stagione da ormai 38enne?

Forse è giusto che ognuno risponda come meglio crede a queste domande, ma una cosa è certa: nello sport non ci dev'essere spazio per gli ispettori del dolore e i fischiatori.

"SPECIALISMO"

Giunta alla sua sesta edizione, Veronica ha deciso di uscire un po' fuori dalle linee, non soltanto metaforicamente ma proprio nel vero senso della parola!

Ampliamo il campo, allarghiamo le due righe laterali al limite del rettangolo di gioco giusto della larghezza di un corridoio per parte e switchiamo nello "specialismo" del doppio.D'altronde la veronica altro non è che un colpo di volo e nessuno è avvezzo alla fase di gioco "aerea" quanto i doppisti specialisti, i purosangue.

Andrea e Simone. All'inverso, Bolelli e Vavassori.La coppia italiana è di nuovo in finale Slam, per la terza volta in cinque Major e per la seconda a Melbourne.La favola di Bole e Wave è iniziata proprio un anno fa in Australia, quando un po' a sorpresa arrivarono all'ultimo atto degli Australian Open, per poi ripetersi a Porte d'Auteuil (Roland Garros, Parigi). Entrambe perse non tanto per una mancanza di "livello tennistico", quanto per l'acerbità di una coppia appena formata e non ancora collaudata a dovere per reggere partite di questa portata.

Un anno dopo, gli schiaffi presi e l'esperienza accumulata sembrano però iniziare a fare eccome la differenza. I nostri alfieri infatti sono una coppia evoluta, consapevole (per loro stessa ammissione) e convinta. Giocano come se fossero un'unica stessa entità e si muovono all'unisono, come due puristi del doppio che si conoscono a memoria e vivono fianco a fianco tutti i giorni non solo nel rettangolo di gioco.

La partita di semifinale contro Andre Goransson e Sem Verbeek è stata la dimostrazione esemplare di ciò che sono diventati, anzi, che è diventata. Perché ormai non bisogna parlare più di Andrea e Simone come due giocatori a parte, ma come unica creatura da intendere appunto quale "coppia".

Gli avversari non erano di prim'ordine, specialmente considerando quelli affrontati in quarti, semi e finale durante la vittoriosa tappa al torneo di Adelaide in preparazione al Major australiano. Ma il match lo è stato eccome.Ad affrontarli c'erano il n.68 (Andre) e il n.55 (Sem), formazione affiancatasi lo scorso anno, con un unico titolo Atp 250 in palmares e senza acuti Slam, che hanno messo sotto gli italiani giocando con grande esplosività, aggressività e cattiveria agonistica.Nel primo set Simo e Wave subiscono, sia nel gioco sia emotivamente, la spavalderia di questa coppia che non ha nulla da perdere. Si beccano il break al loro secondo turno di servizio e addirittura il doppio break sul 4-2 che porta gli sfavoriti al 6-2 e un set avanti.

Ed è qui che esce fuori l'unisono.Alla prima vera difficoltà nella loro cavalcata verso il primo titolo Slam insieme, i nostri digeriscono al volo la botta e reagiscono con la stoffa di una coppia di apice.Iniziano a pensare un punto alla volta, addomesticando con saggezza l'irruenza della coppia avversaria, scovandone le criticità strutturali e pungendo con un cinismo da navigati.

Lo schema preferito è Bolelli a fondo e Vavassori a rete.Dei due è Simo il rifinitore. Quello più tecnico, provvisto di un braccio d'oro, di acume tattico. Ma, specialmente, quello con la saggezza ed esperienza di un veterano di 39 anni che conosce come le sue tasche l'arte del doppio e che ne ha viste di ogni nella sua carriera ventennale.

Vavassori è l'ariete e lo scudo allo stesso tempo. Andrea sembra un misto tra Julio Cesar e Michael Phelps. Del primo, mitico portiere brasiliano, richiama la reattività e rapidità negli spazi brevi, muovendosi come un gatto nonostante i suoi 1.93 m e "parando" ogni pallata; dell'altro, il più titolato olimpionico della storia, ha l'apertura alare che gli consente di coprire gran parte della rete e non far passare nemmeno l'aria.

Vava quindi fa sia l'ariete di sfondamento, quando la maestria di Bole fa in modo che gli capitino palle più comode possibili da aggredire, sia lo scudo del suo stesso Simo, proteggendolo da ogni tentativo di avanzata avversaria.Perché, sebbene possa sembrare strano, in doppio è il giocatore a rete a dover "coprire le spalle" a quello a fondo, nonostante sia invece quello a fondo a poter vedere fisicamente le spalle del compagno!

6-3 6-4 i due restanti parziali per la coppia italica con un break per set, entrambi all'inizio di ogni set, difeso con oculatezza fino in fondo.Fino a quella finale da vincere che tanto sognano da un anno...

Here we go!Le finali:

SINNER vs ZVEREV

BOLELLI/VAVASSORI vs HELIOVAARA/PATTEN

All'ultimo appuntamento melbourniano,Veronica 💋