15 Minuti Per Il 15%: La Protesta Al Media Day Del Roland Garros

Aryna Sabalenka, Coco Gauff, Jannik Sinner e Iga Swiatek hanno limitato a quindici minuti il tempo concesso ai media venerdì 22 maggio, durante la giornata di conferenze stampa che apre il Roland Garros 2026. Il numero non è casuale: corrisponde alla quota di ricavi che gli Slam riconoscono oggi ai giocatori, una percentuale che il movimento considera bassa rispetto a quanto distribuito nei tornei combinati ATP e WTA 1000.
L'azione ha coinvolto una ventina di tennisti dei due circuiti, tra cui anche Zverev, Medvedev, Auger-Aliassime, Shelton, Rublev, Rybakina, Pegula, Svitolina, Andreeva, Bencic, Paolini e Keys. Non un boicottaggio, ma una regia simbolica: cronometro alla mano, conferenza chiusa allo scadere del quarto d'ora. Al termine della giornata mediatica, la FFT, rappresentata anche dalla direttrice del torneo Amélie Mauresmo e dal presidente Gilles Moretton, ha incontrato i rappresentanti dei giocatori (agenti e portavoce del movimento, guidati dall'ex presidente WTA Larry Scott) e si è impegnata a proseguire il dialogo nelle prossime settimane.
La protesta non riguarda il montepremi in sé, che nel 2026 raggiunge il record di 61,7 milioni di euro, in crescita del 9,53% sul 2025. La questione è la quota sui ricavi totali del torneo: i giocatori la stimano intorno al 14-15% e puntano a portarla al 22% entro il 2030, oltre a chiedere una presenza effettiva nei processi decisionali dei quattro Major e migliori tutele sanitarie e previdenziali.
Una mobilitazione coordinata di questa portata, con i numeri uno di entrambi i circuiti contemporaneamente in protesta dentro uno Slam, è senza precedenti recenti. Nei prossimi giorni si capirà se la regia dei quindici minuti resterà un episodio isolato o se diventerà il primo passo di una trattativa più strutturata tra i Major e chi quel montepremi lo produce in campo.


