Cinque anni sono l'ultima comodità di Tsitsipas

Il 23 agosto, a Winston-Salem, Stefanos Tsitsipas ha detto in conferenza stampa una cosa che i giocatori quasi mai dicono di sé stessi:
«Ho sempre cercato la convenienza e la comodità invece di rischiare un po' di più e giocare un tennis più audace, più evolutivo. […] Mi sono tenuto stretto i miei schemi troppo a lungo. Mi sono accontentato di giocare troppo sul sicuro. Il mio tennis non è fatto per essere giocato passivamente».
Chi attraversa una stagione storta di solito accusa il calendario, la schiena, le palle nuove, il livello dei rivali. Tsitsipas ha indicato una decisione che prende lui, da solo, quaranta volte a partita: dove mette la risposta, quando accorcia lo scambio, quanto si prende sul rovescio.
Nella stessa conferenza, però, ha dato alla correzione una scadenza:
«La visione a lungo termine è due, tre, quattro, cinque anni da adesso. La visione non è se vincerai domani o la settimana prossima».
La diagnosi è giusta. L'orizzonte è la malattia.
La diagnosi regge
Tsitsipas ha compiuto ventotto anni il 12 agosto. È numero 49 del mondo, quando il 9 agosto 2021 era numero 3. Nel 2026 ha un bilancio di 24 vittorie e 18 sconfitte, 13-10 sul cemento. Ha tredici titoli ATP e due finali Slam, Roland Garros 2021 e Australian Open 2023, perse entrambe contro Novak Djokovic.
I numeri raccontano quello che ha descritto lui:
«È stato un anno difficile. Ho avuto vittorie molto buone, e poi ho perso contro giocatori con cui non credo che avrei perso quattro o cinque anni fa».
Ha ammesso anche di aver passato mesi a sperimentare con l'attrezzatura, e ha chiuso quel capitolo:
«Non farò altri cambiamenti d'ora in avanti».
Sul torneo che lo aspetta è stato ancora più asciutto: «Lo US Open è lo Slam che non mi ha lasciato molti bei ricordi». Non è un modo di dire. A New York non è mai andato oltre il terzo turno, raggiunto nel 2020 e nel 2021.
Ha già fatto la cosa difficile
L'obiezione più forte a questo articolo è che Tsitsipas si è guadagnato il credito, e conviene prenderla sul serio.
Dopo l'uscita al secondo turno del Roland Garros ha chiuso il rapporto professionale con il padre Apostolos, che lo allenava dal 2001, e stavolta l'ha reso definitivo prima di Wimbledon. Il 2 luglio ha commentato:
«Provo un grande sollievo per la decisione che ho preso».
A Montréal, il 4 agosto, è arrivato più vicino all'osso:
«È un capitolo che sarebbe dovuto cominciare molto tempo fa. Sono stato troppo paziente con il mio tempo e troppo gentile nel gestire certe cose».
Il lavoro con Thomas Perrin ha già prodotto qualcosa. A luglio Tsitsipas ha vinto Gstaad battendo Raphaël Collignon 6-4 6-7(3) 6-3, primo titolo stagionale. Perrin, a inizio agosto, ha respinto la richiesta più rumorosa rivolta al suo giocatore, quella di abbandonare il rovescio a una mano.
Stanno lavorando piuttosto su come ottimizzarlo con lo slice, e il coach descrive un giocatore «coinvolto, ricettivo», con la schiena a posto. Lo stesso Tsitsipas dice di essersi trasformato in una persona mattiniera negli ultimi sei mesi:
«Se esiste una versione disciplinata di me, è questa. La migliore che ho visto da molti anni».
Tutto vero, e tutto riguarda l'infrastruttura. Cambiare allenatore, telaio e sveglia sono operazioni che si eseguono una volta e producono un effetto misurabile. Prendere la risposta mezzo metro dentro il campo sul 30-40 è una scelta che si ripete a ogni game, e nessuna riorganizzazione dello staff la compie al posto tuo.
La scadenza gliel'ha già data il suo allenatore
Nella stessa intervista di agosto, Perrin ha spiegato qual è il suo compito:
«La priorità resta dargli una direzione chiara, basata sui suoi punti di forza, e mantenerla qualunque sia il punteggio».
Qualunque sia il punteggio. Quella è la scadenza vera, e si misura in punti, non in stagioni. Il piano quinquennale che Tsitsipas ha annunciato in North Carolina lavora esattamente contro di essa: ogni volta che il colpo aggressivo costerà un punto, un orizzonte lungo cinque anni offrirà il permesso di rimandare alla settimana dopo. La comodità che ha descritto non è un difetto tecnico da correggere con le ripetizioni. È il modo in cui gestisce la paura quando conta, e dentro una visione a cinque anni sopravvive benissimo.
C'è poi l'aritmetica. Fra cinque anni Tsitsipas ne avrà trentatré, e per allora dovrà aver risalito una classifica in cui oggi occupa la posizione 49. Un giocatore che si concede quel margine ha già detto quanto pensa che l'attesa gli costi.
Il test è questa settimana
A Winston-Salem è tornato per il secondo anno di fila, con la settima testa di serie, per accumulare partite. All'esordio ha battuto Jenson Brooksby 6-4 7-6(6): tre match point sprecati sul 5-4 del secondo set, poi un set point annullato sul 5-6 nel tie-break, e un'ora e quaranta per chiudere.
Lo US Open comincia il 30 agosto.
Non serve aspettare il 2031 per sapere se qualcosa è cambiato. Basta guardare dove atterra la sua risposta sulla seconda di servizio quando è sotto nel game, a Winston-Salem prima e a Flushing Meadows poi. Se anche dopo New York la palla continuerà a cadere in mezzo al campo, la conferenza del 23 agosto resterà l'autodiagnosi più lucida mai pronunciata da un giocatore che non aveva intenzione di curarsi.


