Come Fonseca ha ribaltato Djokovic

AnalisiMay 294 min
Come Fonseca ha ribaltato Djokovic Roland Garros

Joao Fonseca ha battuto Novak Djokovic 4-6, 4-6, 6-3, 7-5, 7-5 al terzo turno del Roland Garros 2026 dopo quattro ore e cinquantatre minuti sul Philippe-Chatrier. Il dato che spiega il ribaltone non è nei vincenti, 70 a 68 per Djokovic. È nel modo in cui Fonseca, dal terzo set, ha smesso di subire il servizio del serbo e ha iniziato a riscrivere la geometria dello scambio dalla risposta in poi. Il finale è la firma di quel ribaltamento: tre ace consecutivi a chiudere il match, il primo dei quali per annullare la palla break del 6-5 servendo per il successo.

Per due set Djokovic ha giocato la partita che voleva: scambi medio-lunghi, comando dal centro, break immediato e primo set chiuso 6-4. Poi, dal terzo set in poi, la partita è diventata un'altra cosa.

La seconda di Djokovic, rispedita profonda

Dal terzo set Fonseca ha alzato la posizione sulla risposta della seconda, accorciando il tempo di reazione del servitore e togliendo a Djokovic la possibilità di costruire da fermo. Non l'ha aggredita tirando vincenti: l'ha rispedita profonda, al centro, lunga sul rovescio. Da lì il serbo è entrato in scambi neutri partendo svantaggiato di un colpo. La seconda di servizio del brasiliano, in quei tre set, ha smesso di essere un colpo da difendere ed è diventata una rampa di lancio per lo scambio successivo.

Il riflesso è nei momenti chiave del finale: nel quarto set Fonseca ha annullato palle break decisive che hanno rimesso la partita in equilibrio. Nel quinto, sul 5-5, ha strappato il servizio a Djokovic alla terza occasione del game. Tradotto: quando il brasiliano è arrivato sui punti decisivi, ha quasi sempre messo dentro il colpo che li chiudeva. Il serbo no.

Il dritto come arma di ridefinizione del campo

Dal terzo set Fonseca ha iniziato a tirare il dritto inside-out su qualsiasi palla che cadesse oltre la riga di servizio. È un colpo che Djokovic, nella sua versione 2026, fatica a contenere: lo costringe a spostarsi due passi a sinistra e a giocare un rovescio di rimessa dal corridoio, da dove la sua palla esce spesso corta su clay. Fonseca lo ha aspettato lì e ha attaccato la linea con un secondo dritto, oppure ha smistato in palla corta.

Il pattern della palla corta è quello che ha deciso il quinto set. Nel game numero 11, sul servizio Djokovic, Fonseca ha chiuso più volte con la palla corta, e da lì è arrivato il break che lo ha portato a servire per il match. Non sono drop shot di emergenza: arrivano dentro scambi in cui Fonseca aveva già spinto Djokovic due metri dietro la riga di fondo. La palla corta era la conseguenza logica di quel dritto inside-out.

Il dato che riassume il ribaltone

Djokovic ha condotto due set a zero e si è ritrovato a perdere i tre set successivi cedendo, nei momenti decisivi, sul proprio servizio e in risposta sul dritto avversario. Il punteggio finale, 7-5 al quinto, chiuso con tre ace consecutivi a partire dalla palla break del 6-5 servendo per il match, racconta di una partita decisa a margine, non in dominio.

Ma il margine pesa. Era la seconda volta in carriera che Djokovic perdeva una partita dopo essere stato avanti due set a zero. La prima fu sempre qui, contro Jurgen Melzer nel 2010. In sedici anni e ottantadue Slam disputati, due sconfitte da quella posizione, entrambe a Parigi, una contro un austriaco mancino e una contro un diciannovenne brasiliano che ha smesso, dal terzo set, di concedergli la palla con cui costruire.

Per Fonseca questa partita lascia un dato tattico replicabile: contro avversari che controllano il centro del campo, la sua via passa dal dritto inside-out che apre il corridoio sul rovescio, e dalla palla corta come terza opzione, non come jolly. Il braccio, sulla terra di Parigi, ha già trovato la sua geometria.