E adesso? Chi vince il Roland Garros?

Con Carlos Alcaraz mai partito per il problema al polso destro, Jannik Sinner fuori al secondo turno contro Juan Manuel Cerúndolo e Novak Djokovic ribaltato in cinque set da Joao Fonseca al terzo, per la prima volta nell'Era Open nessun ex campione Slam è arrivato agli ottavi maschili del Roland Garros. Il torneo non è più un duello, è un campo aperto. E in un campo aperto, sulla terra rossa, la variabile che decide non è il colpo migliore: è la prima palla.
Il favorito tecnico, in questo contesto, è uno solo. Ma il tabellone permette almeno tre scenari di rottura.
Perché Zverev è il favorito reale
Alexander Zverev arriva al secondo turno con oltre mille punti raccolti sulla stagione su rosso: finale a Madrid, semifinali a Monte Carlo e Monaco, ottavi a Roma. Su carta è il numero 2 del seeding, ma è anche l'unico tra i rimasti ad avere un profilo da finalista Slam su questa superficie (Parigi 2024). Nei primi turni ha già passato due match senza concedere set, chiudendo Macháč 6-4, 6-2, 6-2.
La variabile che lo mette davanti agli altri è una soltanto. Sulla stagione 2026 il tedesco viaggia oltre il 70% di prime in campo, con una media vicina ai sette ace a partita. Su una terra che il caldo di questi giorni ha reso più rapida del solito, e dove i pomeriggi al Centrale hanno spinto i giocatori sopra il 60% di prime quasi senza eccezioni, la sua piattaforma di servizio gli regala un margine che gli altri devono conquistare scambio per scambio.
C'è un però. Zverev non chiude lo scambio: lo gestisce. Sul rosso significa che il suo turno medio supera i sei colpi più spesso che su altre superfici, e in finale Slam la sua percentuale di punti vinti negli scambi sopra i nove colpi non è quella di Nadal o Alcaraz. Contro un avversario che lo tiene in fondo al campo per due ore, il rischio non è perdere: è arrivare alla semifinale con le gambe pesanti.
L'incognita Fonseca
L'altra metà di tabellone si è aperta in modo storico. Joao Fonseca, diciannove anni, ha ribaltato Djokovic da due set sotto a 6-3 7-5 7-5 nei tre set finali, chiudendo con tre ace consecutivi servendo per il match sul 6-5 del decisivo. La sua tenuta sotto pressione è il dato di lettura: nei break point cruciali tra il terzo e il quinto set ha continuato ad aggredire con la prima, evitando di consegnarsi alla seconda di servizio sotto stress. Non è il copione di un teenager qualsiasi.
Su rosso il suo limite resta la profondità del rovescio in scambio prolungato. Quando l'avversario tira il primo colpo profondo al centro, Fonseca tende a uscire dallo scambio con un dritto cross sopra la rete più alta della media: lo scambio lungo, finora a Parigi, è la sua zona meno produttiva. Contro Andrey Rublev, possibile incrocio nei quarti, quel dato è marginale, perché il russo cerca anche lui di chiudere entro il quarto colpo. Contro Zverev in semifinale, diventa la frattura del match.
Nei rispettivi percorsi finora, gli scambi corti hanno premiato Fonseca più di Rublev e Zverev, e questo spiega perché la traiettoria del brasiliano a Parigi è plausibile fino alla semifinale: nella sua metà sono restati giocatori che, come lui, preferiscono accorciare lo scambio.
Una certezza e un outsider
Casper Ruud è il giocatore con il curriculum più pesante tra i rimasti: due finali a Parigi (2022, 2023), semifinale nel 2024, finale a Roma poche settimane fa. Sulla stagione ha un bilancio di 14 vittorie e 4 sconfitte su clay. Ha la rotazione di dritto che, su questa superficie, costringe gli avversari un metro dietro la riga di fondo, esattamente la posizione da cui Zverev non vuole giocare.
Il problema di Ruud non è il livello. È la spesa di energia. Il primo turno gli è costato cinque set, e da Roma in poi ha giocato sei match in poco più di due settimane. Il suo modello di gioco a Parigi vive degli scambi medio-lunghi, dove storicamente diventa più produttivo dell'avversario tipo. Se arriva fresco alla seconda settimana, il quarto di Zverev diventa una partita di vero pronostico. Se arriva stanco, il piano di gioco resta valido ma le gambe non lo eseguono al terzo set.
C'è anche un terzo nome da non escludere. Flavio Cobolli, decima testa di serie e oggi numero 12 ATP, è una delle storie quiete della stagione su rosso. Tira piatto da fondo, sposta bene la palla, ed è in una sezione dove i nomi grossi sono già usciti. Non vince questo Slam. Ma può arrivare a una semifinale che, dodici mesi fa, sarebbe stata fuori dal radar.
La previsione, e cosa potrebbe smentirla
In un tabellone senza tre dei primi cinque ATP, il favorito vero è Zverev: superficie compatibile, piattaforma di servizio che vale due punti a turno, esperienza di finale Slam che gli altri rimasti non hanno. Probabilità di vittoria nettamente superiore al campo, ma non quella di Sinner o Alcaraz su queste palline.
Il favorito numero due è Ruud, condizionato dalla condizione fisica. Se la regge fino alla semifinale, è un'avversaria scomoda per Zverev più di Fonseca, perché lo costringe a chiudere lo scambio da dietro la riga, non a giocarlo come piattaforma.
La condizione che smentisce il pronostico è una sola: la tenuta nervosa di Zverev nelle ultime due partite. Il tedesco ha perso tre finali Slam (US Open 2020, Roland Garros 2024, Australian Open 2025), e in almeno una è arrivato da favorito dichiarato. In un torneo dove tutti gli avversari sono storicamente sotto di lui, la pressione si sposta tutta sulle sue spalle. Se Fonseca arriva in semifinale con un set di vantaggio o un tie-break vinto sul filo, il copione del 2024 con Alcaraz può ripetersi. Ed è il motivo per cui questo è un torneo da favorito netto ma non da certezza.


