Fonseca dice stop, ma con nove mesi di ritardo

ApprofondimentoSep 225 min
Fonseca con sguardo scoraggiato

Il 21 settembre João Fonseca ha annunciato che salterà l'ATP 500 di Tokyo e il Masters 1000 di Shanghai. È la decisione giusta, ed è di un'altra scala rispetto alle rinunce dell'anno: non un torneo lasciato andare all'ultimo, ma un'intera trasferta cancellata con nove giorni di anticipo.

"So che fa parte della vita di un atleta, ma è frustrante", ha detto. La frustrazione è legittima, e ha una causa precisa. Ogni volta che il corpo ha chiesto tempo, quest'anno, il calendario gliene ha concesso meno di quanto servisse. E lui ha accettato lo scambio.

Il 2026, letto in ordine

Fonseca chiude il 2025 con il miglior autunno possibile: il titolo all'ATP 500 di Basilea, primo brasiliano a vincerne uno da quando la categoria esiste, nel 2009, e il numero 24 del mondo il 3 novembre. A gennaio la stagione nuova si apre con un forfait. Schiena. Salta Brisbane e Adelaide, si presenta a Melbourne senza partite nelle gambe e perde al primo turno contro Eliot Spizzirri.

Poi arriva la parte buona dell'anno, e lui si dimostra presente. Ottavi a Indian Wells, fermato da Sinner. Quarti a Monte Carlo, fermato da Zverev. Quarti al Roland Garros: al terzo turno batte Djokovic da due set sotto, a diciannove anni, primo teenager a riuscirci contro di lui in uno Slam.

Da lì in poi il registro cambia. Spalla destra, forfait a Eastbourne a giugno, e un Wimbledon chiuso al terzo turno. Ad agosto, a Cincinnati, batte Van de Zandschulp al secondo turno, si fa male agli addominali in allenamento e si ritira prima di scendere in campo contro Christopher O'Connell. Sei giorni più tardi rinuncia allo US Open.

Schiena a gennaio, spalla a giugno, addominali ad agosto. Tre zone diverse in otto mesi descrivono un carico che il fisico non regge, non tre incidenti sfortunati.

La Coppa Davis come controprova

Alla Farmasi Arena di Rio, Fonseca torna in campo contro la Svizzera dopo un mese senza partite ufficiali. Batte Dominic Stricker 4-6 6-3 6-2, il Brasile passa il playoff, e lui a fine partita si mette a piangere. "È stata un'annata dura", dirà poi.

"Ho dovuto gestire la mancanza di fiducia e qualche problema fisico."

Nel giro di pochi giorni annuncia che salta l'Asia.

"Ho fatto un grande sforzo per tornare e giocare per il Brasile in Coppa Davis, ma ho bisogno di più tempo."

Le due frasi, messe una accanto all'altra, dicono tutto. Il rientro in Davis era un rientro anticipato, e lui lo sapeva mentre lo faceva. Ha giocato una partita che contava per il suo paese e che non poteva rifiutare, in casa, davanti al pubblico che ha costruito attorno a lui l'unica grande aspettativa del tennis brasiliano dai tempi di Kuerten. È andata bene. Non ha cambiato la diagnosi.

Qui sta il punto che il tennis fatica ad ammettere: un ventenne non ha gli strumenti per dire di no a un pubblico che lo aspetta, e nessuno nella struttura attorno a lui ha l'incentivo a dirglielo al posto suo. Il forfait per l'Asia è arrivato perché il corpo ha parlato più forte della federazione, del torneo, e della sua stessa voglia di esserci.

L'obiezione, e perché non regge

L'obiezione ovvia è che fermarsi costa. A fine ottobre gli scadono i 500 punti di Basilea, il 28 del mondo di oggi scivolerà, e il 9 dicembre a Reggio Calabria ci sono le Next Gen ATP Finals, il torneo che ha vinto da ragazzino nel 2024 entrando come ultimo qualificato. Ogni settimana di stop è tennis non giocato in un autunno che conta.

Solo che il conto va fatto sull'anno intero, non sulle prossime sei settimane. Fonseca è rientrato tre volte prima del tempo nel 2026, e le tre volte hanno prodotto un primo turno a Melbourne, un terzo turno a Wimbledon, e un ritiro a Cincinnati seguito dal forfait a uno Slam. Il tennis giocato in quelle condizioni non ha portato punti. Ha portato altri infortuni.

Il regolamento ATP, per una volta, è dalla parte giusta. Chi resta fuori trenta giorni o più per un infortunio verificato non subisce penalità sui tornei obbligatori. Le regole prevedono già che un giocatore si fermi. È la cultura del circuito a non prevederlo.

Il conto vero

Nel 2026 Fonseca ha battuto Djokovic, giocato i quarti a Parigi e perso mezza stagione. Le due cose non si contraddicono: sono la stessa curva vista da due punti diversi. Il talento c'è ed è già misurato contro i migliori. Quello che non c'è ancora è l'abitudine a difenderlo.

Saltare Tokyo e Shanghai significa decidere lui quando smettere di giocare, invece di aspettare che lo decida un addominale. Va fatto più spesso, e prima. A vent'anni si recupera in fretta da quasi tutto, tranne che dall'abitudine di rientrare sempre una settimana troppo presto.