Fonseca o Jodar: chi alzerà uno Slam per primo

ApprofondimentoJun 45 min
Fonseca o Jodar: chi alzerà uno Slam per primo

Roland Garros 2026 ci ha consegnato due diciannovenni nello stesso punto del tabellone: i quarti di finale. Joao Fonseca e Rafael Jodar sono usciti entrambi lì, a un passo dalla seconda settimana che conta davvero. Eppure il modo in cui ci sono arrivati racconta due idee opposte di come si diventa campioni. E la domanda che lasciano è una sola: chi dei due alzerà un Major per primo?

Non è una domanda romantica. È una domanda tecnica, anagrafica, quasi attuariale. Perché vincere uno Slam a vent'anni non dipende solo dal talento. Dipende da quanto in fretta un giocatore costruisce le sue armi, da quante volte può presentarsi al via prima che il fisico e la testa siano pronti, e da quale superficie il calendario gli mette davanti quando è al suo meglio. Su questi tre parametri Fonseca e Jodar non si somigliano affatto.

Due strade per arrivare allo stesso quarto

Fonseca è arrivato ai quarti facendo rumore. Ha battuto Novak Djokovic al terzo turno in cinque set, quasi cinque ore di gioco, il match più lungo della carriera del serbo a Parigi. Poi ha eliminato Casper Ruud, un finalista Slam, due giorni dopo. È stato un percorso da copertina: lo scalp di un campione, la rimonta, la folla. La narrazione perfetta del predestinato.

Jodar è arrivato allo stesso punto in silenzio, e per certi versi è la storia più impressionante. Diciannove anni, debutto assoluto in un tabellone Slam, e quarti di finale: il sesto uomo dal 2000 a riuscirci all'esordio al Roland Garros, in compagnia di Ferrero, Verkerk, Nadal, Sinner e Rune. Per arrivarci ha rimontato Carreno Busta da due set sotto, e ha piegato Michelsen in cinque set dopo essere finito due set a uno indietro. Niente scalpo clamoroso, ma due risalite dal baratro. Una resistenza che a quell'età non si insegna.

La differenza non è di valore. È di natura. Fonseca vince per accensione, per la capacità di alzare il livello quando il match diventa enorme. Jodar vince per ostinazione, restando aggrappato finché l'avversario non cede. Sono due modi diversi di essere già forti.

Chi ha le armi più pronte

Qui la comparazione diventa concreta. Fonseca ha il colpo singolo più devastante dei due: un dritto che è già tra i più pesanti del circuito, colpito con una velocità di braccio che toglie il tempo a chiunque. Ha un servizio che, già oggi, è un'arma vera e non un semplice colpo d'inizio gioco. È un arsenale da fine partita: quando deve chiudere un punto, ha più modi di farlo di quasi chiunque alla sua età.

Jodar è costruito in modo più completo e meno esplosivo. Un metro e novantuno, dritto come arma principale ma equilibrato dal rovescio bimane e da un movimento sorprendente per la sua statura. Gioca incollato alla riga di fondo, alla maniera di Sinner, e spinge appena vede una palla corta. Non ha il colpo che ti fa saltare dalla sedia, ma ha meno buchi. È il profilo che sulla distanza dei cinque set, e sui sette match di uno Slam, tende a sanguinare meno.

E poi c'è la superficie. È il fattore che la retorica del talento dimentica sempre, ed è forse il più decisivo. Jodar è uno specialista della terra rossa: 19 vittorie su questa superficie nella stagione, primo nel circuito, con un titolo a Marrakech, una semifinale a Barcellona, i quarti a Madrid e Roma. Il Roland Garros è casa sua. Fonseca, invece, sulla terra ha appena scoperto di poterci vivere: i suoi colpi piatti e veloci nascono pensando al cemento e all'erba. Tradotto: Jodar ha già uno Slam costruito apposta per lui in calendario ogni primavera. Fonseca dovrà aspettare le superfici giuste, o imparare ad addomesticare questa.

L'aritmetica del tempo

Sembrano gemelli e non lo sono. Fonseca è nato il 21 agosto 2006, Jodar il 17 settembre 2006: meno di un mese di differenza. Entrambi hanno ancora 19 anni. Ma è proprio qui che il calendario diventa un personaggio della storia.

Fonseca compie vent'anni ad agosto. Gli resta quindi una sola chance da diciannovenne dopo Parigi: Wimbledon. Jodar, più giovane di un soffio, ne ha una in più, perché arriverà ancora 19enne agli US Open di settembre. Una finestra in più non vince da sola uno Slam, ma nella corsa al record di precocità conta. E conta il fatto che entrambi, già a questa età, abbiano dimostrato di poter battere top player al meglio dei cinque set: non è un dettaglio, è la prova che la distanza Slam non li spaventa più.

A bocce ferme, la scommessa più razionale è Jodar. Non perché sia più dotato di Fonseca, ma perché ha la superficie giusta sotto i piedi nel momento giusto dell'anno, un gioco con meno punti deboli da nascondere su sette turni, e un mese in più di gioventù da spendere. Fonseca ha il soffitto più alto, il colpo che un giorno potrà vincere qualunque torneo su qualunque superficie. Ma i soffitti alti si raggiungono più tardi. Le scorciatoie, nel tennis, le costruisce il calendario.

Resta che la domanda, fra qualche anno, potrebbe sembrare mal posta. Forse non vincerà per primo chi sembra più pronto oggi, ma chi resterà sano e affamato più a lungo. Quello che Roland Garros 2026 ha detto con chiarezza è che entrambi ci arriveranno. Il primo nome è solo questione di quando, e di dove.