I NUOVI BIG THREE NON ESISTONO (sono due più uno)

Sep 30Lorenzo Zantedeschi7 min
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Qui analizziamo il circuito senza filtri. Ogni mercoledì un’opinione forte, studiata e tagliente sui temi caldi della settimana.

Se hai un’opinione diversa dalla nostra, ancora meglio.

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Due uomini seduti su una panchina, in un palazzetto pieno. Piangono tutti e due. A un certo punto uno allunga la mano e l’altro la stringe.

Londra, O2 Arena, notte tra il 23 e il 24 settembre 2022. Roger Federer ha appena perso al match tie-break l’ultima partita della sua carriera, un doppio di Laver Cup contro Tiafoe e Sock. Quello seduto accanto a lui è Rafael Nadal. Nella stessa squadra, a pochi metri, c’è Novak Djokovic.

In quella foto non c’è un trofeo. Ci sono diciotto anni passati a togliersi Slam a vicenda.

Federer e Nadal si stringono la mano alla Laver Cup 2022
Federer e Nadal alla Laver Cup 2022

Lo scorso weekend la Laver Cup è tornata alla O2 per la prima volta da quella notte. Nella squadra Europa c’erano Carlos Alcaraz e Alexander Zverev.

Tenete a mente quella panchina. Ci torniamo.

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Da mesi gira un’etichetta: i nuovi Big Three. Sinner, Alcaraz, Zverev. A luglio Richard Krajicek, campione di Wimbledon nel 1996, ha detto che saranno loro a stare in cima per i prossimi “tre, quattro o cinque anni”.

Il dato di partenza è vero: dal gennaio 2024 dodici Slam su dodici sono finiti a loro tre. Tre stagioni, cappotto pieno.

Noi però diciamo di no. Per capirlo basta guardare la colonna dei punti invece di quella dei nomi.

Classifica di fine 2025: Alcaraz 12.050 punti, Sinner 11.500, Zverev 5.160.

Meno della metà.

In quelle due stagioni gli otto Slam se li sono divisi quattro a Sinner e quattro ad Alcaraz. Zverev ha giocato due finali e le ha perse tutte e due: Parigi 2024 con Alcaraz, Melbourne 2025 con Sinner.

Un Big Three in cui il terzo, in due anni, non vince un major e chiude con meno della metà dei punti del secondo ha un altro nome. Duopolio, con una terza sedia molto comoda.

Onestà totale, però. L’obiezione più forte arriva da quest’anno, e non facciamo finta di niente.

Zverev ha vinto il Roland Garros contro Flavio Cobolli e lo US Open contro Ben Shelton. Due Slam a ventinove anni, dopo aver perso le sue prime tre finali Major. È il quarto uomo dell’Era Open a vincere i primi due Slam nella stessa stagione, dopo Connors, Vilas e Sinner. Chi parla di nuovi Big Three adesso ha un argomento che a dicembre non aveva.

Ora guardate chi c’era dall’altra parte della rete.

A Parigi Alcaraz era fermo per il polso e Sinner era uscito al secondo turno. A New York Sinner non c’era, bloccato dal ginocchio, e Alcaraz ha perso ai quarti con Shelton alle 3:33 del mattino.

Due Slam, e sulla sua strada né l’uno né l’altro.

E quando li ha trovati? Con Sinner cinque partite, cinque sconfitte: semifinali a Indian Wells, Miami e Montecarlo, finali a Madrid e Wimbledon. Con Alcaraz una, a Melbourne: cinque ore e ventisette, la semifinale più lunga nella storia dell’Australian Open. Persa anche quella.

Zero su sei.

Non lo diciamo solo noi. Lo ha detto lui, in conferenza stampa, con il trofeo dello US Open appena alzato. Gli hanno chiesto se adesso si sente il più forte del mondo:

“Con Jannik infortunato e Carlos che rientrava dopo quattro mesi, in questo momento probabilmente sì. Con tutti e due sani e al massimo, forse no.”

Rileggetela. Il terzo dei nuovi Big Three è il primo a non crederci.

Zverev con in mano il trofeo di US Open 2026
Il più forte del mondo, “in questo momento”.

Due Slam restano due Slam, sia chiaro, e quello che vi abbiamo scritto a giugno su Zverev ce lo teniamo. Ma una gerarchia a tre si misura quando in campo ci sono tutti e tre.

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E qui a noi, amanti del cinema, viene in mente un cimitero.

Il buono, il brutto, il cattivo. Sergio Leone, 1966. Nel finale tre uomini si mettono in cerchio tra le tombe di Sad Hill, la mano vicino alla fondina, e la musica di Morricone sale finché qualcuno non spara. È il triello: tre pistole, tutti contro tutti.

Solo che durante la notte il Biondo, Clint Eastwood, ha tolto di nascosto i proiettili dalla pistola di Tuco.

In cerchio sono in tre. A poter sparare, in due.

Sembra un triello. È un duello.

(E no, non stiamo dando del brutto a nessuno.)

Il triello di Sad Hill. Tre uomini in cerchio, due pistole cariche.
Il triello di Sad Hill. Tre uomini in cerchio, due pistole cariche.

Il tennis maschile di questi tre anni è stato quel cerchio. Quest’anno Zverev la pistola l’ha caricata, e gliene diamo atto. Ma ha sparato quando gli altri due non c’erano.

E potrebbe non finire qui. Federer, Nadal e Djokovic sono stati tutti e tre numero uno del mondo, per 310, 209 e 428 settimane. Zverev non ci è mai arrivato, ma entro novembre potrebbe farcela: nella Race è davanti a tutti, e la settimana scorsa Sinner ha dato forfait anche a Pechino. Se succede, sarà un numero uno meritato. E arriverà nell’anno in cui Alcaraz è rimasto fermo quattro mesi e Sinner non gioca dal 12 luglio.

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Poi c’è il tempo, che è la cosa che conta di più.

Connors, McEnroe e Lendl hanno chiuso l’anno ai primi tre posti dal 1981 al 1984: quattro stagioni di fila, con “solo” nove Slam su sedici. Federer, Nadal e Djokovic dal 2007 al 2011: cinque stagioni, diciannove Slam su venti, e l’unico a scappare fu Del Potro, a New York nel 2009. Sinner, Alcaraz e Zverev, per ora, sono a due.

E il cappotto in tre anni i Big Three l’avevano già fatto. Due volte: dal 2006 al 2008 e dal 2017 al 2019. A dieci anni di distanza, con gli stessi tre nomi.

Il conteggio degli Slam è una fotografia: ti dice chi comandava in un certo momento. Dodici su dodici è una foto bellissima, ma copre tre anni.

La durata è il film: ti dice chi è rimasto in cima mentre intorno cambiava tutto. Tra il primo Slam di Federer, Wimbledon 2003, e l’ultimo di Djokovic, US Open 2023, ci sono vent’anni e sessantasei Slam vinti da loro tre. In finale hanno battuto prima Roddick e Hewitt, poi Murray, poi Thiem e Medvedev. Tre generazioni di sfidanti, e a vincere quasi sempre gli stessi tre.

E quel film non è fatto solo di trofei. È fatto di partite tra loro. Djokovic e Nadal si sono affrontati sessanta volte, Djokovic e Federer cinquanta, Federer e Nadal quaranta. Centocinquanta partite in tre.

Se seguite il tennis da un po’, tra quelle centocinquanta c’è la vostra preferita. Quella di cui ricordate ancora dove eravate mentre la guardavate. Per qualcuno è la finale di Wimbledon 2008, chiusa quasi al buio. Per altri le sedie portate a bordo rete a Melbourne nel 2012, o i due match point di Federer annullati da Djokovic a Wimbledon 2019.

Sinner e Alcaraz il loro film lo stanno già girando. Parigi 2025, cinque ore e ventinove, tre match point annullati. E quest’anno Alcaraz ha completato il Career Grand Slam a 22 anni, il più giovane di sempre tra gli uomini, mentre Sinner ha vinto tutti e nove i Masters 1000, secondo nella storia dopo Djokovic. Record da Big Three, scritti in due.

Premiazione al termine della finale del Roland Garros a Parigi, nel 2025
Premiazione al termine della finale del Roland Garros a Parigi, nel 2025

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Allora perché quell’etichetta piace così tanto?

Secondo noi il motivo col tennis c’entra poco.

Quattro settimane fa, dopo il primo turno perso da Djokovic a New York, vi abbiamo raccontato un dato: dal Roland Garros 2003 in ogni secondo turno di Slam c’era sempre stato almeno uno tra Federer, Nadal e Djokovic. Quest’anno non ce n’era nessuno. Per la prima volta in ventitré anni.

Chi oggi ha trent’anni ha guardato il tennis per tutta la vita con almeno uno di loro in tabellone. Noi compresi.

E quando perdi una cosa che c’è sempre stata, cerchi subito qualcosa che abbia la stessa forma. Tre nomi in cima alla classifica hanno la stessa forma.

“Nuovi Big Three” è un modo gentile per non dire che quelli vecchi sono finiti e noi non ce ne facciamo una ragione.

Così però facciamo un torto a tutti. A Federer, Nadal e Djokovic, perché li riduciamo a un podio. E a Sinner e Alcaraz, perché li infiliamo in uno schema che non è il loro. Due fuoriclasse che si dividono dieci Slam in tre anni non hanno bisogno di un terzo per essere un’epoca. Chris Evert e Martina Navratilova si sono affrontate ottanta volte, e nessuno è mai andato a cercare la terza.

Torniamo alla panchina di Londra. Quella mano stretta è arrivata dopo diciotto anni passati a battersi. Una cosa così non si costruisce in tre stagioni.

Se a fine 2028 la top 3 leggerà ancora Sinner, Alcaraz, Zverev, cinque stagioni di fila come Federer, Nadal e Djokovic, l’etichetta se la saranno guadagnata e la useremo noi per primi.

Per ora descrive un duopolio e un’annata strana.

E allora ditecelo voi.

Sinner, Alcaraz e Zverev sono già i nuovi Big Three, perché dodici Slam su dodici bastano e avanzano?

O è Sincaraz più uno, e i nuovi Big Three ce li stiamo inventando perché quelli veri ci mancano?

🇨🇳 Prima di lasciarci vi ricordo che il prossimo torneo in app è Shanghai, dal 7 ottobre. Iniziate a pensare alla vostra squadra!