Il doppio misto è l'ostaggio sbagliato

Nel braccio di ferro tra i giocatori e gli Slam va detta subito una cosa, perché tutto il resto dipende da lì: nel merito hanno ragione i giocatori. È sul metodo che hanno sbagliato, e il 27 luglio si è visto quanto.
Quel giorno lo US Open ha diffuso la entry list iniziale del doppio misto. In testa ci sono Aryna Sabalenka e Novak Djokovic. Poche righe sotto, Jessica Pegula con Jack Draper. Sabalenka è la giocatrice che a maggio aveva dichiarato che prima o poi il boicottaggio sarebbe stato l'unico modo per farsi ascoltare. Pegula è quella che il 4 luglio, a Londra, ha guidato la delegazione dei giocatori nell'incontro con il presidente della USTA Brian Vahaly e il direttore del torneo Eric Butorac. Sei dei primi dieci di entrambe le classifiche hanno presentato l'iscrizione. Assenti, per ora, Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Coco Gauff.
Le iscrizioni chiudono il 17 agosto, quindi tecnicamente nulla è deciso. Ma il segnale è già partito, ed è quello sbagliato.
Sul merito non c'è partita
La richiesta dei giocatori è pubblica da marzo 2025, quando una lettera con venti firme autografe è arrivata sulle scrivanie dei quattro Slam. Chiedeva tre cose: una quota garantita dei ricavi destinata al montepremi, contributi strutturali per pensioni e sanità, voce in capitolo nelle decisioni. La cifra è nota da allora: 16% subito, 22% entro il 2030. Per lo US Open il gruppo ha aggiunto quattro milioni di dollari l'anno per il welfare e un consiglio dei giocatori con potere consultivo su calendario e organizzazione.
Sono numeri che reggono il confronto con i bilanci. Wimbledon ha alzato il montepremi 2026 del 20%, fino a 64,2 milioni di sterline: restano poco meno del 16% dei 406,5 milioni di ricavi dell'ultimo bilancio depositato dall'All England Club. Il Roland Garros è salito a 61,7 milioni di euro, quasi il 10% in più, e siamo lì. Lo US Open nel 2025 ha distribuito 90 milioni di dollari, cifra record, con cinque milioni ai campioni del singolare, a fronte di ricavi che nel 2024 avevano toccato i 560 milioni: poco più del 16%. Nel 2018 quei ricavi erano 291 milioni. Il fatturato è quasi raddoppiato in sei anni, la percentuale destinata a chi produce lo spettacolo no.
Gli Slam, in altre parole, non stanno negando ai giocatori un aumento. Glielo concedono ogni anno, con comunicati trionfali, tenendo ferma la quota. È la differenza tra un regalo e un diritto, e i giocatori hanno capito che finché resta un regalo dipende dall'umore di chi lo fa.
Si minaccia solo ciò che si è disposti a perdere
Qui finisce la ragione e comincia l'errore.
Il doppio misto riformattato nel 2025 è una creatura della USTA: due giorni prima del tabellone principale, sedici coppie, set ai quattro game tranne che in finale, niente vantaggi, un milione di dollari alla coppia vincitrice contro i duecentomila dell'anno precedente. È stato costruito per attirare i singolaristi, e ha funzionato, anche se poi a vincerlo sono stati due specialisti, Sara Errani e Andrea Vavassori, contro Iga Swiatek e Casper Ruud.
Ma proprio perché è recente e facoltativo, è l'ostaggio meno prezioso che i giocatori potessero scegliere. Nessuno compromette la stagione se il misto salta. La USTA, nel caso peggiore, riempie il tabellone con altre sedici coppie e vende gli stessi biglietti. I giocatori perdono invece una cosa che non si ricompra: la credibilità della minaccia successiva.
Una minaccia non eseguita costa più di una minaccia mai fatta. Da ieri, chiunque sieda dall'altra parte del tavolo sa che il gruppo annuncia e poi si iscrive. La prossima offerta della USTA potrà essere più bassa, non più alta.
L'obiezione più seria, e perché non regge
C'è un'obiezione onesta a tutto questo: i giocatori non possono boicottare il singolare. Chi sta fuori dai primi cinquanta vive del montepremi degli Slam, e un torneo saltato significa un anno compromesso. Il misto sarebbe stato uno sciopero simbolico quasi a costo zero, e uno sciopero simbolico è meglio di niente.
Non regge, per una ragione strutturale. I tennisti sono lavoratori autonomi, non dipendenti sindacalizzati: non esiste contrattazione collettiva, non esiste obbligo di trattare, e ogni Slam negozia per conto proprio. In quel contesto un gesto simbolico che poi non si esegue non è un primo passo, è una dimostrazione di debolezza travestita da dimostrazione di forza. Sam Querrey ha stimato sotto il 5% le probabilità che un boicottaggio arrivasse davvero in fondo, e non serviva un modello econometrico per capirlo.
C'è di più. Le leve che hanno prodotto risultati concreti erano già in mano ai giocatori e non facevano rumore. Il blocco parziale degli obblighi con la stampa ha spostato la trattativa più di qualsiasi annuncio: conferenze compresse in un quarto d'ora al Roland Garros, poi protesta revocata a Wimbledon dopo un incontro con l'All England Club e l'impegno del club a presentare proposte puntuali. L'ingaggio di Larry Scott, ex numero uno della WTA, come consulente del gruppo ha dato ai giocatori una controparte capace di leggere i bilanci alla pari. E il Roland Garros, stando a quanto emerso a luglio, è stato il primo a dirsi disponibile a discutere un modello agganciato ai ricavi. Sono passi lenti, opachi, poco fotogenici. Sono anche gli unici che hanno funzionato.
Il problema non è il coraggio
La USTA arriva a questo appuntamento con un amministratore delegato insediato il 20 luglio, Craig Tiley, dopo tredici anni alla guida di Tennis Australia. È il momento in cui una controparte è più fragile e più incline a concedere qualcosa di scritto. I giocatori avrebbero potuto presentarsi con una richiesta sola, verificabile e vincolante: una formula messa nero su bianco, non una cifra annunciata in conferenza stampa.
Hanno invece messo sul tavolo un evento di due giorni e mezzo che loro stessi hanno contribuito a rendere prezioso, e poi si sono iscritti.
Il tennis non ha un problema di coraggio. Ha un problema di architettura. Senza contrattazione collettiva ogni conflitto si riduce a una questione di reputazione individuale, e nessun giocatore può permettersi di essere l'unico che si tira indietro. Finché resta così, i quattro Slam continueranno a firmare assegni sempre più grandi lasciando la percentuale dov'è. E ogni estate qualcuno annuncerà un boicottaggio, giusto in tempo per la chiusura delle iscrizioni.


