Musetti-Faria a Cincinnati: perché il portoghese ha bisogno di scambi corti

AnalisiAug 194 min
Musetti-Faria a Cincinnati: perché il portoghese ha bisogno di scambi corti

Jaime Faria arriva all'ottavo di stasera con cinque partite nelle gambe in una settimana, due nelle qualificazioni e tre nel tabellone principale, l'ultima chiusa al tie-break del terzo set dopo più di due ore contro Adam Walton. Lorenzo Musetti, entrato in gioco al secondo turno da decima testa di serie, ne ha giocate due, entrambe chiuse in due set. La freschezza conta, ma conta di più il tipo di punto che il portoghese ha vinto finora: corti, su una palla veloce da rilanciare. Musetti quella palla non gliela dà.

Il piano che ha battuto Shelton qui non è riproponibile

Contro Ben Shelton, numero 6 del mondo e fresco vincitore di Montreal, Faria ha vinto 6-4, 6-4 facendo esattamente quello che il suo profilo suggerisce: assorbire la velocità altrui e rispedirla indietro, con il dritto e con il rovescio bimane tirato lungolinea. Il numero che regge la partita è quello dei turni di battuta.

Palle break salvate da Faria contro Shelton: 11 su 12.

Lo stesso schema ha funzionato contro Jenson Brooksby (6-3, 6-2 in un'ora e quattordici) e, con più fatica, contro Walton. In tutti e tre i casi il lavoro di Faria è stato di redirezione, non di costruzione.

Musetti offre l'inverso. Il suo servizio non è un'arma che ti costringe a rispondere in emergenza, e da fondo campo lavora su altezze, rotazioni, back di rovescio e palle corte. Per fare male, Faria dovrà generarsi da solo la velocità partendo da palle basse o galleggianti. È il colpo che questa settimana ha praticato meno di tutti.

Dove Musetti allunga il conto

Contro Michael Zheng, Musetti ha comandato i turni di risposta per tutta la partita e ha chiuso in poco più di un'ora (6-1, 6-3). Contro Daniel Altmaier, due giorni prima, aveva vinto 6-4, 6-2 costruendo quasi tutto sulla seconda palla avversaria. Il bersaglio è lo stesso anche stasera: il servizio resta la parte più attaccabile del pacchetto di Faria, ed è la superficie su cui Musetti attacca meglio quando sta bene fisicamente.

C'è poi il fattore campo. Cincinnati quest'anno ha rallentato: l'indice di velocità del campo è sceso da oltre 43 a 38,1. Se poi la sessione serale, con l'umidità dell'Ohio, toglie ancora qualcosa alla palla veloce, lo scambio medio si allunga. Ogni colpo in più è una tassa che Faria paga con gli interessi, e il back di rovescio di Musetti serve proprio a questo: costringere un bimane a rialzare la palla da sotto, con le gambe di chi è in campo da cinque partite.

I due non si sono mai affrontati. Musetti insegue il suo primo quarto a Cincinnati, il terzo ottavo Masters 1000 stagionale dopo Madrid e Roma, dopo aver saltato Roland Garros e Wimbledon per la lesione al retto femorale della coscia sinistra rimediata agli Internazionali.

La previsione, e cosa può smentirla

Musetti favorito netto, con la vittoria in due set come scenario più probabile se chiude il primo set in tempi rapidi. La condizione di smentita ha un nome preciso: la sua prima di servizio. A Washington aveva vinto il primo set 6-1 contro Rafael Jodar, poi ha perso precisione al servizio e ha ceduto 1-6, 4-6; pochi giorni dopo, a Montreal, Jodar lo ha battuto di nuovo 6-4, 6-3. Se Musetti scende sotto la percentuale di prime tenuta contro Altmaier e Zheng, consegna a Faria proprio quello che il portoghese sa fare meglio, cioè aggredire una seconda e prendere il centro del campo.

Il secondo segnale da guardare è il punteggio del primo set. Se Faria lo porta al tie-break, l'argomento chilometraggio si sgonfia e la partita torna un testa a testa sul suo dritto.