Perché dopo Wimbledon cambiano tutti allenatore

Dieci anni. Otto anni. Sette anni. E poi uno solo. Sono le durate dei quattro rapporti tecnici che si sono chiusi nel tennis maschile nel giro di due settimane di luglio, tutti a ridosso dell'ultimo punto giocato sull'erba di Wimbledon.
Il 10 luglio Félix Auger-Aliassime ha annunciato la fine della collaborazione con Frédéric Fontang, che lo allenava da quando aveva sedici anni. Il giorno dopo Daniil Medvedev ha comunicato la separazione da Thomas Johansson, entrato nel suo team a settembre 2025. Jiří Lehečka ha chiuso con Michal Navrátil dopo otto stagioni, negli stessi giorni della sconfitta agli ottavi contro Zverev. Il 20 luglio Marin Čilić ha scritto su Instagram che dopo sette anni la strada con Vilim Višak si divideva.
Auger-Aliassime e Medvedev hanno parlato prima ancora che a Wimbledon si giocasse la finale. Nessuno dei quattro aveva appena vissuto un disastro sportivo. Ed è questa la parte interessante della storia.
Il calendario ha una porta sola
La stagione ATP non prevede finestre di mercato, ma di fatto ne ha due, e sono dettate dalla geografia dei tornei. La prima è dicembre, la preparazione invernale: è lì che Carlos Alcaraz ha chiuso con Juan Carlos Ferrero, il 17 dicembre 2025, dopo sette anni, sei Slam e ventiquattro titoli, promuovendo Samuel López che era già nella squadra. La seconda è luglio.
Dopo Wimbledon il circuito si ferma per qualche settimana, poi riparte su un'altra superficie, in un altro continente, con il cemento nordamericano e il US Open come unico obiettivo fino a settembre. Chi cambia in quel momento paga il prezzo più basso possibile: non butta via una preparazione sulla terra, non spezza un blocco di tornei, non deve spiegare niente a metà di un percorso. Ha qualche settimana per far conoscere a un nuovo tecnico il proprio dritto, e un blocco di tornei prima di New York.
Chi si separa a marzo, invece, lo fa perché qualcosa si è rotto. Chi si separa a luglio lo fa perché è il momento in cui costa meno.
Wimbledon chiude i conti del primo tempo
C'è un secondo motivo, ed è contabile. Wimbledon è l'ultimo Slam prima del US Open e cade a metà stagione. Quando finisce, il bilancio della stagione è leggibile per intero: la terra è archiviata, l'erba è archiviata, la classifica ha già detto quasi tutto quello che aveva da dire.
Guardati singolarmente, quei quattro verdetti non erano severi. Auger-Aliassime aveva perso i quarti con Djokovic al quinto set. Lehečka era numero 14 del mondo, con la prima finale Masters della carriera raggiunta a Miami in marzo, e aveva strappato un set a Zverev in una partita sospesa per il coprifuoco e ripresa il giorno dopo. Medvedev era numero 9, e con Johansson aveva vinto Almaty, Brisbane e Dubai, giocato la finale di Indian Wells e la semifinale di Roma. Čilić ha trentasette anni e una serie di stagioni condizionate dagli infortuni, e con Višak aveva vinto Stoccarda e San Pietroburgo nel 2021, la semifinale del Roland Garros nel 2022 e Hangzhou nel 2024.
Wimbledon non serve a emettere condanne. Serve a chiudere una contabilità. Medvedev nei tornei dello Slam non arriva più in fondo da inizio 2025: è il tipo di andamento che a marzo puoi ancora raccontarti diversamente e a luglio no. Auger-Aliassime con Fontang è arrivato numero 4 del mondo e in semifinale al US Open 2021, e voleva più di così.
Il mercato gira su se stesso
La conseguenza più concreta di tutto questo si è vista a fine luglio, quando Lehečka ha pubblicato una foto da Los Cabos: "Welcome to the team Fred!". Fred è Frédéric Fontang, cioè l'uomo che meno di tre settimane prima aveva finito dieci anni di lavoro con Auger-Aliassime.
Il bacino degli allenatori di primissimo livello è piccolo, e chi esce da un box rientra quasi subito in un altro. Medvedev è passato da Gilles Cervara a Johansson e ora cerca un nuovo tecnico. A dicembre Grigor Dimitrov si era separato da Daniel Vallverdu per la seconda volta, e a febbraio ha preso David Nalbandian. Stefanos Tsitsipas ha chiuso a fine giugno con il padre Apostolos. Alcaraz ha guardato dentro la propria squadra invece di cercare fuori.
Auger-Aliassime, che ha detto di cercare "qualcuno che mi aiuti a vincere uno Slam", ha scelto di attraversare tutta l'estate americana senza allenatore fisso e di decidere dopo il US Open. In un circuito dove tutti si muovono nello stesso mese, aspettare significa scegliere quando gli altri hanno già scelto.
L'unica leva che un tennista può tirare
Resta la domanda vera: perché proprio adesso, e perché tutti insieme.
Brad Gilbert, che ha allenato Agassi e Gauff, ha dato la spiegazione più asciutta: "quelli in cima si sono separati in modo enorme, e penso sia questo a forzare le decisioni dei giocatori". A Wimbledon, Jannik Sinner ha battuto Alexander Zverev in finale 6-7(7) 7-6(2) 6-3 6-4, decima vittoria consecutiva contro il tedesco, secondo titolo di fila ai Championships, quinto Slam. Sopra Sinner non c'è margine di discussione, e Alcaraz è l'unico che ci arriva vicino. Sotto, c'è un gruppo di giocatori che ha capito che il proprio tetto è più basso di quanto pensasse.
E qui arriva il punto strutturale. Un calciatore che non è soddisfatto cambia squadra, o aspetta che la società esoneri l'allenatore. Un tennista è contemporaneamente il giocatore, il club, il direttore sportivo e il proprietario. Non esiste trasferimento, non esiste mercato in cui piazzarsi, non esiste dirigenza da convincere. L'unica parte mobile dell'azienda è la panchina, e l'unico che può muoverla è lui.
Per questo luglio è affollato. Non perché quattro persone abbiano avuto la stessa intuizione nella stessa settimana, ma perché un tennista professionista ha due date all'anno in cui può cambiare qualcosa senza pagarla, e una sola cade dentro la stagione.


