Alcaraz a Parigi: il tabellone tra mancini e Medvedev

Carlos Alcaraz arriva al Rolex Paris Masters (2-8 novembre) da testa di serie numero 2, con Jannik Sinner fuori per l'infortunio al ginocchio e Alexander Zverev nell'altra metà del tabellone. Sulla carta il percorso è favorevole. Il rischio sta nel torneo. Parigi è il Masters 1000 in cui Alcaraz rende meno, cinque vittorie e cinque sconfitte in carriera e mai oltre i quarti. La sua settimana si decide in due punti precisi, il primo match dopo il bye e la semifinale, dove il tabellone proietta Daniil Medvedev.
Il debutto: due servitori contro un servizio in rodaggio
Dopo il bye Alcaraz trova il vincente di Jiri Lehecka-Alex Michelsen. Li ha battuti entrambi a Tokyo un mese fa, ed entrambe le volte ha vinto il primo set al tie-break. Contro Michelsen ha salvato tre set point prima di chiudere 7-6, 4-6, 6-1. In finale contro Lehecka ha vinto 7-6, 6-4, salendo a 4-1 nei precedenti.
Il nodo tecnico è la risposta. Lehecka e Michelsen costruiscono i turni di servizio sulla prima piatta e sul dritto al terzo colpo, e indoor, senza vento, quella combinazione regge a lungo. Alcaraz deve rispondere profondo al centro per togliere al servitore il dritto d'attacco. Se la risposta resta corta, il punto finisce prima che lui possa entrare nello scambio.
Poi c'è il suo servizio. Al rientro dalla tenosinovite al polso destro, che lo ha fermato da metà aprile fino allo US Open, Alcaraz ha accelerato il movimento di servizio. A Tokyo, mentre ci lavorava, Michelsen gli ha strappato due volte il servizio nel secondo set. E a Parigi il primo match dopo il bye lo ha già eliminato due volte: Roman Safiullin nel 2023, Cameron Norrie nel 2025.
Terzo turno e quarti: il problema del mancino
Al terzo turno il nome da segnare è Ugo Humbert, che per arrivarci deve battere Botic van de Zandschulp e poi il vincente di Brandon Nakashima-Matteo Berrettini. Il francese lo ha battuto proprio qui nel 2024, 6-1, 3-6, 7-5. Un anno dopo lo ha eliminato Norrie, altro mancino. A settembre, nei quarti dello US Open, il terzo: Ben Shelton, al tie-break del quinto set.
Lo schema è quello classico del mancino. La prima in slice esterna dal lato del vantaggio esce sul rovescio di Alcaraz e lo porta fuori dal campo; indoor la palla tagliata resta bassa e la risposta torna corta, sul dritto del servitore. Alcaraz può arretrare di un metro in risposta per guadagnare tempo, ma poi deve riconquistare il campo nello scambio. Se al terzo turno arriva invece Nakashima o Berrettini, il tema torna quello del debutto: tenere la risposta profonda contro una prima pesante.
Nei quarti la proiezione dice Arthur Fils o Taylor Fritz. Fils ha perso i tre precedenti, l'ultimo nella finale di Doha a febbraio (6-2, 6-1). Fritz porta un altro servizio pesante, ma da fondo il dritto di Alcaraz ha più soluzioni di angolo del suo.
La semifinale: Medvedev
Medvedev, testa di serie numero 4, lo ha battuto a marzo nella semifinale di Indian Wells, 6-3, 7-6, interrompendo la serie di 16 vittorie con cui Alcaraz aveva aperto la stagione. I precedenti restano a favore dello spagnolo.
Il russo risponde da molto dietro la riga e rimanda profondo al centro, togliendo gli angoli da cui Alcaraz costruisce il dritto. Nel 2025, al debutto nella La Défense Arena, il campo era stato rallentato rispetto all'ultima edizione a Bercy, e Alcaraz lo aveva apprezzato perché permetteva gli scambi. Quel tempo in più serve anche a Medvedev per difendersi. Per batterlo Alcaraz deve accorciare con la palla corta e chiudere a rete, invece di vincere la diagonale da fondo. I due si affrontano anche nella semifinale di Vienna, una settimana prima del possibile incrocio di Parigi.
Nello stesso quarto di Medvedev ci sono anche Flavio Cobolli, testa di serie numero 5, e Rafael Jódar, numero 9.
Alcaraz è il favorito della metà bassa, con Medvedev come ostacolo più serio. In finale troverebbe con buona probabilità Zverev, già certo di chiudere l'anno da numero 1: i precedenti sono 7-6 per Alcaraz, l'ultimo nella semifinale dell'Australian Open vinta al quinto set, e la finale sarebbe un testa a testa alla pari. La condizione che smentisce il pronostico è il debutto. Se contro Lehecka o Michelsen il servizio rivisto concede break come a Tokyo, Parigi diventa la terza uscita al primo match in quattro edizioni. In quella partita conviene guardare i punti vinti con la seconda: sono il primo segnale di quanto il nuovo movimento regga sotto pressione.


