Masters 1000: obbligatorio per CHI?

Aug 5Lorenzo Zantedeschi5 min
Il 9 luglio Tennis Canada pubblica l’entry list di Montreal e ci costruisce sopra tutto il comunicato. Il field più forte nella storia del torneo, scrivono. Unico assente di rilievo: Carlos Alcaraz, fermo per la tenosinovite al polso destro rimediata a Barcellona ad aprile.

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Settantuno dei primi settantadue giocatori del mondo.

Il 9 luglio Tennis Canada pubblica l’entry list di Montreal e ci costruisce sopra tutto il comunicato. Il field più forte nella storia del torneo, scrivono. Unico assente di rilievo: Carlos Alcaraz, fermo per la tenosinovite al polso destro rimediata a Barcellona ad aprile.

Solo che quel giorno, parlando con i giornalisti, la direttrice Valerie Tetreault si lascia scappare una cosa.

Su Djokovic, dice, c’è un punto interrogativo. Essere sulla lista non garantisce niente. E poi aggiunge: Sinner e Zverev hanno già bloccato gli alberghi, Novak non ha prenotato nessuna camera.

Quindici giorni dopo, il 24 luglio, arrivano due forfait in fila: Jannik Sinner e Novak Djokovic.

I tre nomi più grossi del tennis maschile, tutti e tre fuori. Per il secondo anno consecutivo.

L’IGA Stadium del 1000 di Montreal
L’IGA Stadium del 1000 di Montreal credits: tenniscanada.com

Su Djokovic polemica non ce n’è. Ma la storia è più curiosa di quanto sembri.

Fino al 2022 il regolamento ATP conteneva una norma chiamata riduzione dell’impegno nei Masters 1000. Funzionava a punti fedeltà: per ogni traguardo raggiunto ti cancellavano un torneo obbligatorio dalla lista. I traguardi erano tre: 600 partite giocate in carriera, 12 anni di servizio sul circuito, 30 anni d’età. Chi li centrava tutti e tre otteneva l’esenzione completa: zero obblighi, per sempre.

È la norma che permise a Federer di chiudere la carriera saltando i Mille che gli pareva senza pagare un centesimo di pegno.

Quella regola oggi non esiste più. È sparita dal regolamento dopo il 2022. Con una postilla: chi aveva già maturato le riduzioni entro il 31 dicembre di quell’anno se le tiene.

Novak, classe 1987, quei tre requisiti li aveva da un pezzo. Nel 2026 ha giocato cinque tornei in tutto (Australian Open, Indian Wells, Roma, Roland Garros, Wimbledon) e al torneo canadese non si presenta dal 2018.

Sinner è tutto un altro discorso.

Ventiquattro anni. Nessuno dei tre requisiti: non le 600 partite, non i 12 anni di circuito, non i 30 anni d’età. Obbligo pieno. E il 24 luglio annuncia il forfait senza citare nessun infortunio. Testuale: “dopo aver valutato attentamente tutti i fattori”, la decisione giusta per dare priorità alla salute.

Tradotto: sto bene, ma non ci vengo.

E saltare un Masters 1000 obbligatorio non è gratis. Otto dei nove lo sono - solo Montecarlo è facoltativo - e chi non si presenta incassa uno zero che pesa in classifica, una multa, e una decurtazione del bonus pool di fine anno.

Sinner ha guardato il conto e ha pagato.

Sinner stringe la mano a Mattarella mentre abbraccia il trofeo del 1000 di Roma
17 maggio 2026: Career Golden Masters a 24 anni. credits: quirinale.it

Non stava rinunciando a una settimana qualsiasi, badate bene. A Roma aveva completato il Career Golden Masters - tutti e nove i Mille almeno una volta, secondo uomo della storia dopo Djokovic, con sette anni di anticipo su di lui. In questa stagione ne aveva vinti cinque su cinque. Montreal era il sesto, quello che avrebbe pareggiato il record di Nole in un anno solare.

E in fondo alla strada c’era una cosa mai riuscita a nessuno: vincerli tutti e nove nello stesso anno.

Ha detto no. Perché per inseguirla avrebbe dovuto giocare dodici partite in venti giorni tra Montreal e Cincinnati, e presentarsi a New York con troppe partite nelle gambe.

Fognini, a Sky, l’ha difeso e nella stessa frase ha detto la cosa più forte della settimana:

“Oggi chiunque può vincere un Masters 1000, ai miei tempi con Nole, Roger e Rafa era impossibile, anche perché non ne mancavano mai uno.”

Ecco. Ora ditecelo voi se un Masters 1000, oggi, vale ancora mille punti.

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Per proseguire il ragionamento serve tornare indietro di trentotto anni.

30 agosto 1988, parcheggio davanti ai cancelli di Flushing Meadows. Il logo dell’ATP attaccato al leggio col nastro adesivo, un impianto audio a noleggio, i giocatori disposti in cerchio. Hamilton Jordan legge un documento intitolato Tennis at the Crossroads.

I tennisti erano stufi. Non del montepremi: della dispersione. Mats Wilander - sì, quello che oggi trovate a commentare in tv su Eurosport - quell’anno diventerà numero uno e si lamenta di aver incontrato in tutta la stagione appena tre giocatori della top 10. Giocare contro il numero 40 in semifinale ogni settimana non è divertente, dice.

Da lì nasce l’ATP Tour. E dentro ci mettono nove tornei che occupano la settimana da soli: si chiameranno Championship Series Single Week, poi Super 9, poi Masters Series, poi Masters 1000.

Con due regole cucite addosso:
obbligatori per i migliori, e vietato pagare cachet di partecipazione.

Il Canada era uno di quei nove. C’era dal primo giorno.

Capite il paradosso? La categoria che stiamo guardando svuotarsi è nata esattamente per impedire quello che sta succedendo. Era un patto, firmato dai giocatori stessi: noi ci presentiamo, voi ci date il palcoscenico.

Trentotto anni dopo è carta straccia.

foto del parcheggio dove avvenne la riforma
Da qui nasce l’obbligo. Nel 2026 non lo rispetta più nessuno. credits: atptour.com

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Adesso però giriamo il coltello, perché fare i moralisti coi giocatori è troppo comodo.

Chi ha rotto il patto per primo?

Montreal era a sette giorni e con 56 giocatori. Adesso è a dodici giorni e con 96. Sam Querrey, al podcast Nothing Major che conduce con John Isner e Steve Johnson, l’ha messa giù nel modo più semplice possibile:

“preferite dodici giorni senza Carlos, Jannik e Novak, o sette con tutti e tre?”

Nelle serie tv si chiamerebbe arco filler. Prendi una storia che funzionava e la tiri per le lunghe con il doppio degli episodi, perché il contratto chiede più minuti da vendere. Solo che nel filler il protagonista non compare.

Tennis Canada, va detto, ci aveva provato: aveva spostato il torneo di una settimana per dare più respiro dopo Wimbledon. Non è bastato. Tetreault ha scritto all’ATP che servono aggiustamenti per proteggere l’integrità dei Masters 1000.

Ha ragione. Ma è come lamentarsi della pioggia dopo esserti bucato il tetto da solo.

tabellone di Montreal

Un mese fa vi avevamo detto che la variabile non è mai stata la superficie, è sempre stato il tabellone. Eccolo, il tabellone: Zverev primo, Auger-Aliassime secondo - è la prima volta in carriera che gli capita in un Mille - Shelton campione in carica.

Guardate i vincitori delle ultime cinque edizioni: Medvedev, Carreno Busta, Sinner, Popyrin, Shelton. Cinque nomi diversi.

Un tempo l’avremmo chiamata imprevedibilità. Adesso sappiamo che si chiama assenza.

E allora ve la giriamo così: se il numero uno del mondo può saltare un torneo obbligatorio pagando una multa e uno zero, l’obbligo esiste ancora? O i Mille sono diventati obbligatori solo per chi non può permettersi di saltarli?

Ma soprattutto, di chi è la colpa?