Paul è il primo test vero di Alcaraz dal rientro

AnalisiSep 64 min
Paul è il primo test vero di Alcaraz dal rientro

Carlos Alcaraz e Tommy Paul si ritrovano oggi agli ottavi dello US Open, circa sette mesi e mezzo dopo Melbourne, con lo stesso squilibrio nei precedenti: 6-2 per lo spagnolo, cinque vittorie consecutive. La variabile che decide questo ottavo è il fondo delle gambe, e taglia in due direzioni opposte. Paul arriva con 125 game giocati in tre turni. Alcaraz ne ha giocati 89, e sono quasi tutti i game che ha disputato da metà aprile. Il rientro finora non gli ha chiesto niente: tre partite, dieci set, nessuna sopra le due ore e quaranta. Paul è il primo avversario che a New York può portarlo oltre quella soglia, come ha già fatto a Melbourne, ed è questo che rende questo ottavo di finale il primo test vero dallo stop.

Il carico: 125 game contro 89, con lo stesso giorno di riposo

Paul ha superato Alexander Bublik 6-4, 3-6, 6-7(4), 6-1, 6-3, dopo aver eliminato Dino Prizmic in quattro set e poco più di tre ore al turno precedente. Tredici set in tre partite. Alcaraz ne ha giocati dieci, per un totale di sette ore e ventuno minuti in campo, senza mai superare le due ore e quaranta in una singola partita.

Il riposo è identico: hanno giocato entrambi venerdì e rientrano oggi. Quello che separa i due è il chilometraggio accumulato, e si vede solo se il terzo set si allunga.

Un dato complica la lettura pigra della stanchezza. Paul ha chiuso contro Bublik 6-1, 6-3, strappandogli quattro turni di servizio di fila. Chi finisce così cinque set non arriva a pezzi al turno successivo.

L'incognita opposta: Alcaraz non gioca una partita lunga da aprile

Alcaraz è rientrato a New York dopo una tenosinovite al polso destro che lo ha tenuto fuori oltre quattro mesi, con le rinunce a Madrid, Roma, Roland Garros, Queen's, Wimbledon, Toronto e Cincinnati. Tre partite vinte, striscia di 17 successi consecutivi nei Major, nessuna partita oltre le due ore e quaranta.

Contro Wu Yibing ha vinto 6-3, 6-4, 6-1, con il grosso dei suoi errori gratuiti concentrato sul lato del dritto. È il colpo che carica di più il polso destro ed è il colpo che gli sta costando più errori. Su tre set il conto non pesa, perché la partita non arriva mai al momento in cui quel margine serve. Su quattro set, contro un giocatore che rimette in campo tutto e allunga gli scambi, pesa.

Melbourne, gennaio: dove Paul perde queste partite

Agli ottavi dell'Australian Open 2026 Paul ha perso 7-6(6), 6-4, 7-5 in circa due ore e quarantacinque minuti. Ha giocato tre parziali in cui è rimasto dentro fino all'ultimo game e non ne ha vinto nessuno.

Il pattern si ripete da cinque partite. Paul entra nello scambio, tiene il livello, e cede i due o tre punti che decidono il set. Il suo problema contro Alcaraz non è il piano di gioco, è la conversione nei game pesanti.

Neanche vincere un set basta di per sé. A Wimbledon 2024 Paul si è preso il primo 7-5 e ha poi perso i tre successivi 6-4, 6-2, 6-2. Quello che gli serve è tenere il ritmo alto per più di due ore e mezza, cioè portare Alcaraz in una zona di partita che lo spagnolo non frequenta da aprile.

La previsione, e cosa la smentisce

Alcaraz parte favorito netto, e la finestra in cui il favore è più marcato sono i primi due set: in quella fascia il suo servizio più dritto chiude gli scambi prima che ritmo e polso diventino un tema. Se la partita resta sotto le due ore e mezza, finisce in tre.

La condizione che la ribalta è un quarto set. Da guardare nel primo parziale il conto dei gratuiti di dritto di Alcaraz: sopra i dieci in un set, il margine si assottiglia e i 125 game nelle gambe di Paul contano meno della sua mancanza di partite lunghe.

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