Shelton-Nakashima a Montreal: la finale

Ben Shelton e Brandon Nakashima si giocano questa notte all'IGA Stadium la prima finale Masters 1000 tutta americana dal 2003 di Cincinnati, quando toccò a Roddick e Fish.
Shelton è il campione in carica e conduce il testa a testa 5-0. Il dato che rende la finale meno scontata di quel 5-0 è dove Shelton ha vinto le partite di questa settimana: nei game di risposta.
Le due semifinali, due strade diverse
Nakashima ha battuto Rafael Jodar 7-6(3), 6-4 con l'81% dei punti vinti con la prima e 28 vincenti. Il finale racconta il resto: servendo per il match sul 5-4 ha annullato quattro palle break e ha chiuso al quinto match point. Jodar, 19 anni e primo giocatore nato dal 2006 in poi ad arrivare in semifinale in un 1000, ha pagato caro ogni turno di battuta: 68% di punti vinti con la prima e cinque doppi falli, un margine troppo sottile per reggere fino in fondo.
Shelton contro Learner Tien ha avuto un'altra forma: 6-2, 6-3, mai un set in discussione. Era anche la partita da recuperare, visto che Tien lo aveva battuto in entrambi i precedenti, a Maiorca nel 2025 e a Indian Wells a marzo. Contro un avversario che campa di angoli e di cambi di ritmo, Shelton ha tolto a Tien il tempo di costruire, ed è il modo in cui sta vincendo da inizio settimana.
L'ace non è la valuta di questa settimana
Il court pace index di Montreal 2026 è 35.4, il valore più basso tra i Masters 1000 su cemento della stagione finora. Su un campo così il servizio non chiude i punti da solo, apre il campo per il dritto.
Contro Jakub Mensik nei quarti Shelton ha vinto 6-3, 6-1 senza affrontare una palla break, ma i punti pesanti li ha raccolti dall'altra parte della rete.
Contro João Fonseca agli ottavi ha vinto 6-3, 7-6(3) raccogliendo 36 punti in risposta contro i 16 dell'avversario. Su un campo che restituisce mezzo passo a chi risponde, quel fronte pesa più della velocità della prima palla.
Dove Nakashima può fare male, e dove il precedente lo frena
Nakashima è terzo sul circuito nel 2026 per punti vinti con la prima, dietro a Sinner e Fritz. A Montreal il dato ha retto anche con il vento: 11 ace e 83% con la prima nel 6-2, 6-3 rifilato a Luciano Darderi nei quarti. Se tiene con quei margini, la finale si sposta sui suoi game in risposta.
Lì il precedente è scomodo. Shelton guida 5-0 e 11-1 nei set. L'ultimo incrocio, terzo turno di questo stesso torneo dodici mesi fa a Toronto, è finito 6-7(8), 6-2, 7-6(5): due set su tre decisi al tie-break, e Shelton ha vinto quello che contava. Il margine tra i due non sta nello scambio da fondo, sta nei quattro o cinque punti che chiudono un set.
La leva di Nakashima è la seconda di servizio dell'avversario. Contro Darderi ha vinto il 72% dei punti sulla seconda, il fronte su cui l'americano di San Diego fa più male quando il campo è lento e la risposta arriva in anticipo.
Shelton parte favorito, con un margine più stretto di quanto suggerisca il testa a testa. La condizione che smentisce il pronostico sta nella sua seconda palla. Se Nakashima ci ricava il rendimento avuto sulla seconda di Darderi, Shelton si ritrova a giocare punti scomodi già dai primi turni di battuta e la finale si allunga oltre i due set. Se invece regge dietro la seconda, si decide dove si è decisa a Toronto: nei pochi scambi che chiudono un tie-break.


