Sinner-Zverev, come il servizio ha cambiato il match

Jannik Sinner ha battuto Alexander Zverev 6-7, 7-6, 6-3, 6-4 in tre ore e quarantasei minuti, e per due set questa finale non aveva un padrone. Nessuno dei due riusciva a incrinare la battuta dell'altro. Finché il punto si è deciso al servizio, il tedesco è rimasto a galla. La finale si è girata nel momento in cui gli scambi si sono allungati e il dritto di Zverev, l'unico colpo che gli permetteva di chiudere in fretta, ha smesso di funzionare. Da lì tenere il servizio non è più bastato.
Due set senza un padrone: il servizio come unico argomento
Nei primi due set nessuno dei due ha perso la battuta. Zverev ha servito forte e con percentuali alte sulla prima, togliendo a Sinner il tempo per costruire la risposta. Il primo set è andato al tie-break sul 9-7 per il tedesco. Il secondo lo ha preso Sinner 7-2, ma senza mai incrinare i turni di battuta avversari nel corso del set.
È un dato che pesa: una sola palla break per Zverev in tutto l'incontro. Quando due giocatori tengono tutto, la partita si decide nei margini, e i margini a Wimbledon sono i tie-break e un game distratto. Zverev quei margini li teneva grazie alla prima palla. Il problema è che, contro Sinner, il servizio è un argomento che regge finché regge tutto il resto.
Lo scivolone e il dritto che sparisce
Lo snodo è nel terzo set, non nel quarto. Sul 3-3, nel turno di battuta di Sinner, Zverev si è procurato l'unica palla break di tutta la partita. Proprio lì, inseguendo una palla corta, è scivolato e si è fatto male al ginocchio destro. Sinner ha annullato quella palla break, ha tenuto per il 4-3 e nel game successivo ha strappato il servizio a un Zverev ormai menomato, salendo 5-3.
Ha continuato a giocare senza zoppicare, ma i dritti pesanti non sono più tornati. È qui che la partita cambia natura. Il dritto era il colpo con cui Zverev accorciava lo scambio e si sottraeva al gioco di rimessa di Sinner. Senza quella accelerazione, ogni scambio è diventato lungo, e negli scambi lunghi il vantaggio era tutto dell'altro. Sinner ha chiuso con 58 vincenti contro 25 gratuiti, un rapporto che dice quanto poco si sia esposto al rischio mentre Zverev si scaricava.
Il quarto set: la rimessa profonda che chiude
Nel quarto set Zverev ha continuato a tenere il servizio, ma non aveva più modo di fare male nello scambio. Quando è arrivato il break decisivo è stato lo stesso schema del terzo set: una risposta profonda a spingere Zverev dietro la riga di fondo, il dritto a chiudere. Togliere all'avversario il primo colpo comodo e allungare la giostra.
Palle break concesse da Sinner in tutta la finale: una.
C'era anche una ragione per chiudere lì. Sinner arrivava a questa partita con un record di 0-9 negli Slam oltre le tre ore e cinquanta di gioco. Rompere nel finale del quarto set, con il cronometro a ridosso di quella soglia, ha evitato che la finale entrasse nel territorio che storicamente lo aveva punito. Il game di chiusura, archiviato da un dritto vincente sulla palla del titolo, è stato l'ultima conferma di dove stava il controllo.
Sull'erba il piano di Zverev contro Sinner regge un pezzo di partita: servi forte, chiudi presto con il dritto, resta aggrappato ai tie-break. Nel momento in cui la finale si è allungata e quel dritto ha perso peso, non è rimasto niente a tenere insieme il piano. È la decima vittoria di fila di Sinner nella sfida, e il meccanismo che la produce è sempre lo stesso: trasformare ogni inizio scambio in uno scambio neutro, e aspettare che l'altro si consumi.


