US Open, il percorso di Alcaraz: è pieno di gente che non da ritmo

AnalisiAug 285 min
US Open, il percorso di Alcaraz: è pieno di gente che non da ritmo

Carlos Alcaraz difende il titolo di New York senza aver disputato una partita ufficiale di singolare dall'aprile scorso. Tenosinovite al polso destro rimediata al primo turno di Barcellona, oltre quattro mesi di stop, niente Roland Garros, niente Wimbledon, niente Montreal e Cincinnati. L'unico campo vero l'ha rivisto martedì 25 agosto, nel doppio misto di New York in coppia con Serena Williams, dove secondo la cronaca è sembrato arrugginito. Il sorteggio ha aggiunto il resto: dal primo turno alla semifinale, il suo quarto è pieno di giocatori che accorciano lo scambio. Per chi rientra senza partite nelle gambe, è la sequenza peggiore possibile.

Il polso destro colpisce esattamente il repertorio che lo rende Alcaraz

La tenosinovite è un'infiammazione della guaina tendinea, non una lesione strutturale. La distinzione conta: il polso regge, il problema è quanto Alcaraz si fida di caricarlo a piena accelerazione.

E il polso destro, per un destro, è il motore di due colpi in particolare. Il primo è il dritto, che nel suo caso vive del ritardo del polso e del frustino finale: è da lì che nasce la rotazione, ed è la rotazione che gli dà il margine sopra la rete per attaccare da posizioni impossibili. Il secondo è la palla corta, che è puro tocco di polso e che nel suo tennis non è un ornamento ma uno strumento tattico di apertura del campo.

Il rovescio bimane, dove la mano sinistra guida il colpo, resta relativamente protetto. Chi torna da un problema al polso tende a colpire piatto di dritto: meno spin, meno margine, palle più veloci ma più corte. Se succede, il primo segnale non sarà il numero di vincenti. Sarà la profondità media negli scambi neutri e la frequenza con cui accetta di giocare la corta sotto pressione.

Chi trova, e perché è il tipo di avversario sbagliato

Al primo turno c'è Roman Safiullin, oggi molto lontano dalla sua miglior classifica. Il precedente è specifico: a Bercy nel 2023 Safiullin batté Alcaraz 6-3, 6-4, e anche quella volta lo spagnolo rientrava da uno stop dopo il forfait di Basilea. Safiullin serve forte e tira piatto da fondo, cioè fa esattamente quello che serve per non dare ritmo a un avversario che il ritmo lo deve ancora ritrovare. Nel 2026 ha vinto due tornei minori, uno battendo Jaime Faria, che è uno dei due possibili avversari al secondo turno.

Poi il quarto si irrigidisce. Al terzo turno Matteo Arnaldi, al quarto Tommy Paul o Alexander Bublik (numero 15), e ai quarti il vincente del probabile ottavo tra Ben Shelton (numero 8) e Arthur Fils (numero 10), cioè i due giocatori arrivati a New York con un Masters 1000 estivo in tasca: Shelton ha difeso il titolo in Canada senza perdere un set, Fils ha vinto Cincinnati battendo Tiafoe.

Il filo che li lega è tattico prima che anagrafico. Safiullin, Bublik, Shelton e Fils vivono di servizio e cercano il punto entro il terzo colpo. Contro di loro la distribuzione della lunghezza degli scambi crolla verso il basso, e uno scambio corto non ti restituisce il timing. Il timing si ricostruisce nei palleggi lunghi, quando puoi sbagliare due volte e correggere alla terza. Qui Alcaraz avrà pochi scambi per capire dove sta il suo dritto, e li avrà quasi tutti in risposta.

La previsione, e cosa la smentisce

Il momento di massimo rischio arriva prima di quanto suggerisca il seeding. I primi tre turni sono la fase in cui il livello dell'avversario è basso abbastanza da non giustificare una sconfitta mentre il suo tennis è ancora un cantiere. Prima dell'infortunio il 2026 di Alcaraz diceva 22 vittorie e 3 sconfitte con l'Australian Open in bacheca, e quel giocatore in questa metà di tabellone parte davanti a chiunque. Il punto è quanti giorni gli servono per tornare a essere quel giocatore.

Con l'assenza di Jannik Sinner e con Alexander Zverev dall'altra parte, la metà bassa è aperta e Alcaraz resta il nome più forte che contiene, con la probabile semifinale contro Novak Djokovic come ostacolo finale. Non lo diamo comunque favorito per il titolo, e nemmeno favorito netto per i quarti: chi rientra da oltre quattro mesi contro giocatori che tolgono ritmo perde più spesso di quanto dicano i pronostici. Dovessimo esporci parleremmo di una sconfitta prima della semifinale.

La condizione che smentisce tutto questo è misurabile già nei primi turni. Se supera i primi tre turni in tre set, con alte percentuali di prime e senza dover forzare il dritto per chiudere i punti, allora il polso non è un tema e il ritmo torna da solo. Se invece si porta a casa un quinto set contro Safiullin o Arnaldi, il quarto turno con Bublik o Paul diventa il capolinea.