Sinner e Alcaraz, una rivalità lunga un pomeriggio

Una rivalità sembra una cosa solida. Dura anni, riempie i palmares, si racconta come se fosse una proprietà permanente del tennis, qualcosa che ci appartiene. Poi arriva una stagione come questa e si scopre che stava in piedi su una condizione sola: due corpi sani nella stessa quindicina.
Il 12 aprile, a Monte-Carlo, Jannik Sinner ha battuto Carlos Alcaraz 7-6(5) 6-3 in una finale che valeva il numero uno del mondo. Quella stretta di mano sulla terra del Country Club è l'unico momento del 2026 in cui i due si sono trovati sullo stesso campo. Diciassette partite in carriera, una sola quest'anno. E per mesi nessuno ha capito che quella era la fine, non l'inizio.
La settimana dopo Monte-Carlo
Alcaraz è sceso in campo a Barcellona la settimana dopo, ha giocato una partita e si è ritirato dal torneo. Tenosinovite al polso. Nelle settimane successive la lista delle assenze ha smesso di somigliare a un contrattempo: Madrid, Roma, il Roland Garros da campione in carica, il Queen's da campione in carica, Wimbledon.
Quattro mesi. A inizio anno aveva vinto il suo primo Australian Open, chiudendo il Grande Slam in carriera a ventidue anni e 272 giorni, il più giovane di sempre. Nella semifinale di Melbourne aveva superato Alexander Zverev dopo cinque ore e ventisette minuti, la semifinale più lunga nella storia del torneo. Ad aprile era il numero uno del mondo. A giugno era un nome nell'elenco dei forfait.
È tornato allo US Open a fine agosto, è arrivato ai quarti, ha perso contro Ben Shelton. Nessun disastro sportivo, per carità. Solo un anno intero in cui il tennis ha continuato a succedere senza di lui.
Poi si è fermato anche l'altro
Il 2026 di Sinner è, sulla carta, la stagione migliore della sua carriera. Quarantaquattro vittorie e tre sconfitte. Sei titoli: Indian Wells, Miami, Monte-Carlo, Madrid, Roma, Wimbledon. A ventiquattro anni ha completato il Career Golden Masters, tutti e nove i Masters 1000, il più giovane ad averlo fatto. Le uniche crepe, una semifinale australiana persa contro Djokovic da due set a uno avanti e un secondo turno al Roland Garros contro Juan Manuel Cerúndolo, numero 56, che ha interrotto una striscia di trenta vittorie consecutive.
Poi il 12 luglio ha difeso Wimbledon battendo Zverev in finale, e da lì non ha più giocato.
Infiammazione tendinea al ginocchio destro. Niente Toronto, niente Cincinnati, niente US Open. Il 25 settembre ha rinunciato anche a Pechino:
"Il mio ginocchio non è ancora come vorrei".
La sua ultima partita ufficiale resta un trofeo alzato, il che rende la pausa quasi invisibile nelle statistiche e molto visibile ovunque altro.
Due infortuni diversi, due tempi diversi, un effetto identico. Quando uno dei due era in campo, l'altro era fermo. Da metà aprile il circuito non li ha mai avuti insieme, e tra metà luglio e fine agosto non ha avuto né l'uno né l'altro.
Il vuoto ha avuto un inquilino
Chi pensa che un'assenza sia semplicemente un buco nel calendario non ha guardato Alexander Zverev quest'anno.
Il 7 giugno ha vinto il Roland Garros contro Flavio Cobolli al quinto set, il primo Slam dopo anni di finali perse. Il 13 settembre ha vinto lo US Open contro Shelton. È il quarto uomo nell'era Open a conquistare i suoi primi due Major nella stessa stagione, dopo Connors, Vilas e, nel 2024, Sinner. Il tedesco che a gennaio aveva perso cinque ore e mezza contro Alcaraz a Melbourne ha finito l'anno con due Slam in bacheca.
Il Roland Garros 2026 ha anche chiuso una contabilità che sembrava un fatto di natura: nove Slam consecutivi vinti da Alcaraz o da Sinner, dall'Australian Open 2024 a Melbourne di quest'anno. La striscia non si è interrotta perché qualcuno li ha battuti. Si è interrotta perché uno non c'era e l'altro è uscito al secondo turno.
Le due classifiche raccontano oggi due stagioni diverse. Nel ranking Sinner è primo con 11.500 punti, 1.810 di vantaggio su Zverev, perché il ranking a cinquantadue settimane conserva la memoria di quello che ha fatto nel 2025. Nella Race, che guarda solo l'anno in corso, davanti c'è Zverev. La prima classifica dice chi sono i migliori. La seconda dice chi ha giocato.
Quello che ci si ricorda
Il 24 settembre, alla O2 Arena di Londra, dove era arrivato per la Laver Cup, Alcaraz ha parlato di Sinner con l'imbarazzo di chi cerca le parole per una cosa che non ha un nome preciso.
"Non ci siamo scambiati molti messaggi, ma l'ho fatto qualche volta quando vinceva tutto, soprattutto all'inizio dell'anno. Mi manca, mi manca vederlo in giro e giocarci contro. Mi spinge a diventare un giocatore migliore. La gente aspetterà quelle partite, quindi credo che sarà meglio".
Parlava alla vigilia del rientro annunciato di Sinner a Pechino. Il giorno dopo, Sinner ha dato forfait.
Chiamarlo un anno perso sarebbe sbagliato. Il 2026 ha prodotto un Career Grand Slam, un Golden Masters, i primi due Slam di Zverev, la prima finale major di Cobolli. Il tennis non si è fermato.
Quello che è mancato è la cosa che il tennis maschile aveva imparato a dare per scontata. Sei finali nel 2025, tutte loro due, da Roma a Torino. Nel 2026, un pomeriggio ad aprile. Una rivalità non è un patrimonio, è una coincidenza che si ripete: due giocatori allo stesso livello, nello stesso torneo, nella stessa settimana, con le stesse articolazioni funzionanti. Finché succede ogni mese sembra un diritto acquisito. Quando smette di succedere ci si accorge di quanto fosse improbabile.
Alcaraz conduce 10-7. Quel numero è fermo da aprile, e per cinque mesi è stato la cosa più inutile del tennis: una classifica di uno scontro che non avveniva. Torneranno a giocarsi, probabilmente presto, e quel giorno nessuno parlerà più di polsi e di ginocchia. Ma per quasi tutto il 2026 la partita più attesa del circuito è esistita solo come conversazione.


